Li guardò ad uno ad uno. Poi:
— Signor Camillo Altariva, non vi piacerebbe e non vi gioverebbe di conoscere il vostro nemico?
Non vi fu lungo silenzio.
— Sì, mi piacerebbe, marchese!
XXXVI.
— Non crediate ch'io speri molto nell'incontro che il marchese di Spigno ha con tanta abilità preparato, — aveva detto Camillo Altariva ai due sodali prima di lasciarli nel castello ad attenderlo. — Non ispero anzi affatto. Ma il signor Marchese ha ragione. Chiunque abbia alle dipendenze degli esseri umani ne risponde: ha la cura delle anime — qui sorrise — e della salute dei corpi. Debbo io dunque, anche per voi, sapere qual nemico abbiamo dinanzi e qual pericolo ci sovrasti. A conoscere il nemico, diceva Cesare, si guadagna già mezza battaglia. Andrò da quel generale fortunato e giovane, sulle cui spalle grava un peso così vasto e che si accinge alla conquista con la istessa leggerezza del Macedone. Non credo che mi convincerà, nè che lo tratterrò con le mie parole, ma credo, sì, che ne trarrò un vantaggio per la nostra causa. È del resto un dovere e col dovere non si discute. Che ne dite?
— Vi approviamo, Camillo, — aveva risposto Luca Lascaris.
Più rude il Nervia invece:
— Quanti ragionamenti, per morire! Se sarà necessario morremo!
— Morremo, sì, noi, ma gli altri?