— Olà! olà! Sero venientibus ossa! Mi dispiace per voi, cittadini cavalieri, ma la zuppa è già discesa fino ai calcagni e non vi possiamo offrire che qualche magro inchino alla maniera d'una volta!
La faccia ridente di Tibullo apparve nello svolto della strada in discesa. L'allegro e spregiudicato sanculotto precedeva un gruppo di compagni che reggevano infilato ad un'antenna il formidabile marmittone del rancio: più indietro altri soldati circondavano una lettiga e quindi seguivano un'amazzone ed un cavaliere appesantito in arcione.
— Buon mattino, amico, — rispose Ibleto. — E, se ti è lecito confidarmelo, chi precedi? O casco in grossolano errore e v'è da incolpar la mia vista vacillante — ahi! dura senectus! — o mi sembra di intravedere laggiù la mia diletta consorte e signora!
— Vedresti una pulce sopra un campanile, cittadino çi-devant, e quella è proprio la tua invidiabile moglie sibarita privilegiato, poichè la rivoluzione non ha tolto il privilegio del monopolio d'una bella donna per un sol uomo!
— O perchè dunque Fiorina è partita senza attendermi com'era convenuto? — chiese a sè stesso il marchese volgendosi però all'Altariva che si strinse nelle spalle.
— O bella, cittadino, — rispose Tibullo — per accompagnar probabilmente la damigella sua amica malata!
Soltanto allora lo Spigno pose mente alla lettiga che avanzava lentamente. Era non più la splendida portantina della vigilia, ma una rozza barella, retta su due travi e portante su tappeti un corpo disteso. La parte superiore a curva della lettiga era priva di tende nei due lati e soltanto chiusa in avanti e nel fondo. Il corpo che vi giaceva si potea dunque soltanto scorgere a mezzo: una mano bianca tuttavia pendeva dall'orlo e un enorme cane da pastore che camminava di conserva, ogni poco alzava le fauci pericolose e lambiva quella mano inerte.
— Nobile signore — disse allora Ibleto a Camillo — sproniamo se non vi dispiace!
— Vi seguo, marchese.
Spronarono e in pochi tratti raggiunsero la lettiga.