Benchè non fosse tale da abbandonarsi alla curiosità Camillo Altariva nel passare accanto al gruppo si chinò a pena. E scorse abbandonata, come se fosse morta, sui tappeti scomposti Chiarina Grimaldi. Non vide che la massa dei serici capegli schiacciati sul cuscino e un viso arrossato, un viso in fiamme, ardente nella congestione più negli zigomi e sulle tempia, e tumefatte le labbra semiaperte e inchiodati i denti. Parea morta. Le braccia pesavano tanto sui tappeti, che vi segnavano un solco.
— È molto malata quella giovane dama — disse Camillo Altariva senza poter distogliere gli occhi della lettiga.
E non udì nemmeno la presentazione che di lui faceva il marchese Ibleto di Spigno alla sopraggiunta coppia di cavalieri.
— È molto malata infatti — ripetè Fiorina.
— Se la stagione mite m'autorizzasse — osservò Ibleto — direi che può essere stato un colpo di sole.
— Ma se ieri di tarda sera s'intrattenne con me piacevolmente e scherzò e costrusse progetti fino all'ora di separarci! — replicò la marchesa.
E aggiunse:
— Fu soltanto questa mattina che Gilda la trovò così come ora la vedete!
Uno scoppio di pianto risuonò dall'altro lato della lettiga, donde la vispa camerista apparve disfatta dalla commozione.
— Oh! Signore Iddio..... la ho creduta morta.... faceva paura — singhiozzò.