— Quali, vi prego?

— La libertà, l'eguaglianza, la fraternità.

Per la prima volta un sorriso, leggero e profondo insieme, si disegnò sulle labbra del nobile Altariva. Le sopracciglia del Bonaparte già aggrottate, si contrassero.

— Negate forse che la rivoluzione abbia dato al popolo e libertà ed uguaglianza?

— Vedete che anche voi adesso vi rimangiate la fraternità, e fate bene. Un sentimento non s'impone, nè sovvertendo l'ordine, nè abbassando o alzando uomini. Sulla vostra bandiera c'è dunque già una parola almeno inutile.

— Ma la libertà? Ma l'eguaglianza?

— Quale eguaglianza? Il tu che accomuna tutti? Il dovere di dare spiegazioni anche agli ubbriachi? Il diritto di sospettare, di insultare, di mettere alla gogna, di chiedere umilianti giustificazioni? Quale eguaglianza, ditemelo, esiste fra voi e — non voglio troppo discendere — il generale che vien dopo di voi? Quale eguaglianza fra voi e il vostro governo centrale?

— E le prerogative nobiliari, le corvées, le esazioni, le decime....

— Abusi..... come quelli del resto che farete voi.

— Ah! Voi li condannate?