Ad un tratto risuonarono giù, sotto la città, sul ponte del Roia dei prolungati rulli di tamburo.

— I francesi! Passano i francesi! — disse Gilda sporgendosi verso la finestra aperta.

— I francesi? — ripetè la contessa Isabella curiosamente accorrendo.

I rulli di tamburo crescevano, un brusìo soffocato da prima, poi sonoro, pieno, di folla tumultuante si propagò, e l'eco delle colline lo respinse e tutta l'aria se ne riempì. La gran dama e la camerista accumunate dal desiderio di vedere si sporsero maggiormente e Fiorina si staccò dal letto attratta dallo spettacolo insolito.

I rulli marcarono il passo della moltitudine, poi nel rullar solenne si sposò un coro marziale:

Allons enfants de la patrie....

— No!.... No!.... No!....

Il monosillabo raucamente risuonò. Le dame e la camerista trasalirono, si volsero, accorsero.

Chiarina s'era alzata a sedere, puntando nelle coltri i pugni, gli occhi spalancati, sciolti i capegli, pallidissima, spettrale.

Già il coro diventava assordante.