— No!.... No!.... No!....
Ricadde nelle braccia di Fiorina, annaspò delle dita nelle coltri, torse la bocca, gli occhi le si arrovesciarono. Ma fu un attimo. Il volto dolcissimo si ricompose, le labbra socchiuse lasciarono sfuggire delle parole.
— Che dice? — esclamò Fiorina.
Curvò sulla bocca della fanciulla, che teneva sul petto, l'orecchio. Chiarina ripetè accorata e soave:
— Filippo.... perdonami....
E spirò.
EPILOGO
Poca gente rimaneva nella cattedrale di Ventimiglia, antico tempio di Giunone, inginocchiata sul marmo inciso di fresco per rammentare che si celava là sotto il frale di Chiarina Grimaldi, volata nel grembo del Signore, angelo purissimo, vergine pia, sposa celeste, lasciando nel dolore eterno il nobile padre ed il nobile fidanzato.
La folla uscendo per le due porte laterali si cacciava nei vicoli angusti della vecchia città e spariva, chè la sera discendeva, dopo il breve crepuscolo, veloce, e per le ordinanze della Serenissima il coprifuoco essendo in vigore, se non brillasse la luna, c'era da trovarsi al buio peggio che nella bocca del lupo.
Una figura femminile pur tuttavia giaceva inginocchiata sul marmo: e poichè all'entrata della cappella quattro servitori con le torcie l'attendevano, c'era da supporre che fosse nobil donna. Rimase l'ultima e soltanto quando lo scaccino s'aggirò per le navate facendo suonar le chiavi, si riscosse e s'alzò. Allora soltanto un'ombra parve uscire dall'ultima colonna, quella d'un uomo alto, ammantellato, che tuffando la mano entro la pila porse l'acqua benedetta alla dama. Ed a malgrado il buio parvero riconoscersi, chè le due mani si toccarono tremanti. Fuori, verso le Crotte, nello sboccar d'un vicolo buio, la nobile signora sostò e l'ombra le si avvicinò.