Il Conte Luca Lascaris tornato dalla caccia ebbe un colloquio temporalesco ma breve con la marchesa Isabella: poi con la rude cortesia che anche nei momenti meno simpatici gli era abituale, si fece annunziar presso l'ospite.
L'Embriaco lo ricevette con un grazioso inchino.
— Scusatemi, signor conte, — gli disse il Lascaris — se l'ospitalità del mio castello non è quella che si conviene ad un gentiluomo pari vostro....
L'Embriaco non lo interruppe.
— .... ma vi assicuro che io sarò dolente allorchè ne varcherete la soglia per i molteplici negozi che senza dubbio reclamano fuori di qui la vostra presenza.
— Il che vuol dire — il fuoruscito rispose — che bellamente mi negate asilo?
— Negarvi asilo? Dio non voglia. Ma il mio castello non è nè chiesa del Signore, nè convento riconosciuto e tanto meno piazza forte. D'altra parte il mio patto di fedeltà alla Serenissima Repubblica di Genova mi vieta di ricevere i suoi nemici.
— E così mi consegnerete al Borzone?
— Vi prego di non male interpretare le mie parole. Finchè sarete sulle mie terre nessuno oserà toccarvi: quando ne uscirete, alla grazia di Dio!
L'Embriaco chinò il capo.