Si tolse la casacca, sbottonò il giustacuore, poi fra la camicia ed un sottil giaco tolse una lista di pergamena avvolta intorno alla persona. Il Lascaris lo seguiva dello sguardo stupefatto: accolse con diffidenza la pergamena che l'Embriaco gli porse, vi gettò uno sguardo annoiato ed arrossì violentemente.
— Chi ve la diede? — esclamò afferrando la mano del genovese.
— Scusatemi se io ve la porto senza sigillo nè stemma e senza nastri. Ero malsicuro per i passaggi guardati. Ho dovuto avvolgerla, sotto il giaco, alla persona, perchè all'occorrenza passasse con me.
— Vi ringrazio — potè appena articolare il castellano — vi ringrazio e vi prego di non tener calcolo delle mie parole di poco fa.
Gli tremavano le mani, il viso gli si era fatto più pallido del consueto.
— Ad ogni modo credete che vi libererò presto della mia presenza — l'Embriaco riprese crudelmente. — Vi potrete ad ogni modo servir di me per una risposta, se vi parrà che ne valga la pena.
Il Lascaris non rispose: leggeva concitato e tremante. Poi alzò gli occhi in viso all'ospite.
— Fu la marchesa Fiorina a consegnarvi questa lettera?
— Fu la marchesa Fiorina. Ma siccome non ignorava i pericoli ai quali andavo incontro, volle che imparassi a memoria la missiva che forse non avrei potuto consegnarvi.
— Vi ringrazio — cominciava il Lascaris.