Il giorno infausto in cui Emilio Zola aprì il famoso libro di Claudio Bernard, fonte di tutta la sua sapienza e si pompeggiò, come d'un vestito da veglione, della teoria determinista e si documentò, la strada facilona fu aperta. Che divennero la minuziosa ricerca di Gustavo Flaubert (sono le minuzie che fanno la perfezione, diceva Michelangelo), la precisione e la proprietà dei Goncourt, ed il colore di Alfonso Daudet, davanti alle centomila copie dell'Assommoir? Madonna Fantasia fu scacciata come una serva infedele. Ed il pontefice del naturalismo (?) poteva scrivere in uno degli articoli che periodicamente mandava a un giornale russo, Le Messager de l'Europe, articoli raccolti poi nel volume Les romanciers naturalistes, queste parole di cui non si sa se lamentare più l'ignoranza o l'impudenza “Ce qui je saisis moins c'est la profonde admiration de Balzac pour Walter Scott.... Il est très curieux de voir le fondateur du roman naturaliste (?) se passionner ainsi pour l'écrivain bourgeois, qui a traité l'histoire en romance. Walter Scott n'est qu'un arrangeur habile...”
Come del resto poteva comprendere una passione, o semplicemente un entusiasmo di Balzac, il naturalista (?) Emilio Zola?
Il male fu che la foga bruta iconoclasta prese la letteratura, che trovò una così facile strada aperta: la composizione del romanzo come un muro a secco, o meglio come un terrapieno od uno sterro in cui non si sa quello che si mette o dove si mette tutto quello che capita sottomano.
La fantasia fu così bandita, come può essere bandita la moneta d'oro da chi non possiede che la valuta cartacea.
Il perchè è semplice.
Chi possiede il dono meraviglioso della fantasia è un narratore per eccellenza, narratore come Schahrazade, come i poeti epici da Omero all'Ariosto, come i novellieri nostri di Toscana, come Walter Scott. È colui che nel canto del fuoco intrattiene fino a tarda notte, finchè non siano spente le ultime braci e consumati i rami resinosi negli anelli, corti principesche o veglie di popolo: chi possiede la fantasia sa costrurre un edificio di racconto senza annoiar mai, ma tenendo ben desta e vigile e fresca l'attenzione anche — e specialmente — se descrive una contrada o un mobile o un manto o un'elsa o uno strumento: chi possiede la fantasia fa vivere verbalmente e non si accontenta d'accatastar marionette di gesso o di fango sopra un'asse mal sicura: chi possiede la fantasia insomma è colui che solo ha diritto di narrare e di essere ascoltato.
Ecco perchè Onorato di Balzac, signore della Fantasia, si inchinava a Walter Scott ed ecco perchè il marionettista da fiera che si inorgogliva d'una coltura occasionale fatta sopra un libro mal compreso di Claudio Bernard non lo poteva capire. Ma chi possiede la fantasia è un gran signore e non si accontenta di una facile vittoria sopra un borgo di villani: va in Terrasanta, nel regno del Prete Gianni, e piange quando sente che non potrà conquistar la luna. Ma chi possiede la fantasia ama il pittoresco e costruisce pittorescamente, e narra con tutte le risorse che la decima musa gli fornisce.
Ma chi possiede la decima musa osserva l'undicesimo comandamento: non annoiare.
Dov'è oggi? Ahimè! oggi la Fantasia è assente.
Parlo dell'Italia, chè gli scrittori Inglesi e un nuovo manipolo di francesi, oggi se ne gloriano. Ed Eça de Queiroz, oggi, basta ad illuminare una nazione che par brancolare nel buio, soltanto perchè agita la face della fantasia.