Tale dunque lo stato delle cose che faceva, se non riflettere, pensare almeno Betto Grimaldi nell'ora che trascorse dalla partenza del Borzone al suo ritorno con le pive nel sacco e l'umiliante confessione che il conte Lascaris non lo aveva per anco voluto ricevere.
Quell'ora di attesa aveva tuttavia calmato lo spirito di Betto Grimaldi, non più nuovo alle traversie d'ogni genere ed al pericolo di cadere in disgrazia del governo dogale. C'era sempre, in quei tempi, la risorsa di alzare lo stendardo avverso. Contro il Senato pel Cattaneo, contro il Cattaneo pel Lascaris, contro i due insieme pel Re di Piemonte, contro il Piemonte per l'Austria o per la Francia, quando non era forse meglio chiudersi a Monaco nella bicocca avita e dichiararsi neutrale e cioè amico del più forte. Ciò che acuiva la curiosità di Betto Grimaldi era sopratutto il sapere quale politica avrebbe seguito il nobile Camillo Altariva, unica incognita che avesse qualche ragione d'essere. Delle tre grandi famiglie feudali di quella estrema Liguria di occidente, il duca di Nervia s'era subito dichiarato per il Re di Piemonte contro la Francia e poichè Genova s'era mostrata neutrale, pur non intrattenendo con Ventimiglia relazioni di alcun genere, aveva permesso od almeno non s'era opposto al transito per la vallata importante come chiave strategica da cui prendeva il nome. Il Lascaris invece oscillava ancora ma il suo attaccamento per la marchesa di Spigno facea prevedere o sospettare quale sarebbe stata la sua condotta. Di Camillo Altariva invece nulla aveva ancora tradito il celato pensiero. Lo si diceva d'accordo col Nervia, sì, ma lo si sapeva amicissimo del marchese Ibleto di Spigno, volterriano ammiratore delle insanità degli enciclopedisti, all'avanguardia del Piemonte, odiato dal Re e dalla Corte, amico di Barras e incitatore dalle Langhe all'Entella d'ogni spirito bizzarro e libero: s'era addottorato in medicina, non teneva abate nel castello, spirito libertario insomma che pubblicamente insegnava le dottrine della trilogia rivoluzionaria. Che pensare dunque di Camillo Altariva?
Meglio rinunciare a stillarsi inutilmente il cervello e Betto Grimaldi rinunciava quando gli entrò nella stanza eccitato e ansimante, il bastardo Lercari.
Anche il bel Giano portava notizie: il segnale di fuoco alla foce del torrente Bavera.
— Un segnale? Avete veduto un segnale? Non sarà forse la missione francese che ci è stata annunciata per domani?
— Una croce di fuoco, magnifico signore, una croce di fuoco! Quando mai la repubblica francese ha usato dei segnali a forma di croce? È contrario alla teoria dell'Ente Supremo.
— Teoria in disuso, Lercari. Ma può darsi che abbiate ragione e che sia un segnale diverso. Che cosa ne arguite voi, animo, parlate franco e chiaro.
— Penso che il duca di Nervia e Camillo Altariva si siano finalmente intesi e che vogliano tentare un colpo di mano sulla città.
Il vecchio Senza-dio crollò il capo dubbioso. Ma il capitano Cavalli giovane e impetuoso entrò a dire la sua tumultuosamente.
— Niente di più probabile, magnifico messere, niente di più probabile. Sommate gli avvenimenti di questa fatale giornata. Il bandito Embriaco che osa attraversare le terre della Serenissima, la contessa Lascaris che lo salva dal Borzone e lo ospita nel suo castello, il conte Lascaris complice della madre.