I due promisero tutto quanto chiedeva Betto Grimaldi e s'allontanarono. Prima però che uscissero il governatore li ammonì di avvertire il Moncherino che si recasse da lui.
— E subito!
Anche il Moncherino fu incaricato di una missione di fiducia che nessuno seppe, nessuno, nemmeno il Borzone, il quale aveva riguadagnato il suo forte.
Infine, Betto Grimaldi nè tranquillo nè soddisfatto, ma con la coscienza che quasi gli perdonava l'avventura del pomeriggio, si ritirò in silenzio e fece onore alla cena che l'aspettava da più di un'ora e che per verità non aveva guadagnato nell'attesa.
IX.
Appena fuori dalla porta Giano Lercari chiese al Cavalli:
— Che si fa, Capitano?
Era il Cavalli uomo di lettere e d'armi come non raramente se ne incontravano allora nei gradi superiori. Giovane ancòra, povero, lontano dalla politica e dagli intrighi, non viveva che per il servizio e per Virgilio. Portava seco in una delle profonde tasche dell'uniforme un piccolo volume che comprendeva l'Eneide e qualche pagina delle Georgiche: il resto mancava: probabilmente aveva servito da stoppaccio a qualche fucile. Il capitano Lavinio Cavalli, uscito dal gran Seminario di Genova un giorno per passeggio, non era più tornato. L'avevano proclamato disertore, come in allora si usava, durante il refettorio serale, mentre il giovinetto seguendo una compagnia di ventura che aveva ammirato sur un ciglione dominante la Doria, provava la differenza che esisteva fra i dolci ozi della Somma teologica e il duro terreno su cui quella sera stessa aveva dovuto dormicchiare. Ma non s'era pentito. Possedeva una tenacia non rara in quei tempi: il latino l'avea servito anche sotto le armi e quando la Compagnia, come avveniva di frequente, era stata assoldata dalla repubblica genovese, il Cavalli aveva fatto passaggio d'armi col grado superiore, grado non superato da dieci anni ormai senza querimonie inutili. Prendeva il mondo come veniva, impassibile, da uomo che ne aveva contemplate di cotte e di crude e si consolava con Virgilio. Nel Seminario aveva appreso che durante l'umanesimo il poeta latino era tenuto in conto di profeta: non aveva infatti predetta quarant'anni prima la nascita del Redentore in quella quarta egloga che fu oggetto di tanti commenti? Il mago Virgilio era consultato in ogni occasione: si apriva il dolce libro e si leggeva a caso, interpretando poi con infinite deduzioni.
Alla domanda repentina di Giano Lercari, il capitano Cavalli fermò un soldato che precedeva una pattuglia e le rischiarava il buio vicolo con una lanterna: gli comandò d'alzarla e traendo il libercolo di tasca l'aprì a caso. Lesse un verso, il primo che gli venne sott'occhi, del decimo libro:
— .... litora praecipere et venientis pellere terra. e guardò poi sorridendo Giano Lercari che ben di donne s'intendeva ma non di latino, facendogli cenno di seguirlo.