Uscirono dalla città per la porta del Piemonte e seguirono la strada buia finchè si mantenne a ridosso della collina. Poi d'improvviso fu illuminata dalla luna che aveva fatto capolino sopra Nostra Signora delle Virtù e le Maure di ponente. Allora sostarono.
Laggiù, dopo San Bernardo, allo sfocio del Bevera, nulla più si scorgeva del segnale che Giano Lercari aveva con tanta chiarezza descritto: un silenzio grave, non turbato nè dalle rane o dai grilli canterini o da quello sconosciuto sussurrìo dei mille esseri invisibili che dominavano i luoghi agresti e solitari, s'imponeva.
— Dove andiamo, capitano?
— .... litora praecipere — mormorò il Cavalli abbandonando la strada e lasciandosi cadere di ciglione in ciglione verso il letto del Roia.
E il bastardo lo seguì.
Camminarono a lungo nell'intrico di sterpi e di strami che costeggiava il fiume: l'acqua corrente era lontana chè il letto immenso parea congiungere le due linee di colline buie: la luna era sparita dietro Roverino e soltanto la Grande Orsa e Cassiopea scintillavano opacamente come perle ammirate nell'ombra.
Raggiunsero la foce del Bevera a notte fonda, risalirono sopra un sentiero ove riposarono alquanto, spossati.
— Vedete nulla ancora, Lercari?
— Nulla, capitano.
— .... et venientis pellere terra.