— Che significa?
— Vedrete. Andiamo avanti.
— Andiamo pure, Capitano. Ma non sarebbe meglio armare una pistola?
— Guardatevene! Potreste servirvene all'occasione e saremmo scoperti. Meglio l'arma bianca.
— Come volete.
Il sentiero piegava a gomito brusco. Al di là buio ancora più fondo. Sotto, ad una distanza poco apprezzabile, il torrente Bevera mormorava come un ruscelletto dell'Astrea. Mormorava dolcemente narrando al virgiliano Cavalli strane istorie di ninfe boscherecce, le oreadi montane, le driadi delle selve, le napee dei campi e le amadriadi sbucanti dagli alberi prediletti e il sognatore s'inebriava dei freschi profumi notturni e della via lattea che parea quasi vicina in quella solitudine e premeva con una mano il caro volume, dolendosi d'una cosa, d'una soltanto e cioè di non potersi sedere sub tegmine fagi ed aprirlo e dissetarsi a quell'Ippocrene secolare.
Ma Giano Lercari più pratico e forse anche più stanco ad un certo punto si fermò.
— Con buona pace del vostro latino, capitano, mi sembra che qui si proceda alla cieca!
— Virgilio non può sbagliare, signor Lercari, — gli rispose Cavalli bruscamente scosso dall'estasi.
Nel mentre profferiva il suo asserto, qualche ombra più nera della notte piombò sul sentiero e i due soldati vennero senz'altro imbavagliati.