Le relazioni fra l'Embriaco e i marchesi di Spigno erano state cordiali sì, ma solamente col marito: per la sua avversione alla Repubblica di Genova, dominazione oligarchica senza alcun effetto di governo reale, fastosa, vuota, solenne e nulla, s'era trovato l'avventuriero immediatamente d'accordo con Ibleto di Spigno: con Fiorina invece poca dimestichezza: il Ricciuto con i suoi uomini s'erano accompagnati per un tratto breve di strada, quello che dalla Ferania va a Savona, poi tanto l'Embriaco che il Ricciuto conosciutisi ed apprezzatisi a vicenda avevano allungato insieme il cammino, semplicemente.
I soldati in quel tempo camminavano come tante pecore dietro il campanello del capo mandra, nè si sarebbero stupiti se il Ricciuto li avesse condotti in Bretagna o in Iscozia, come avvenne per l'invasione francese dell'Irlanda. D'altra parte Bracciodiferro e i suoi scherani seguivano l'Embriaco: o perchè non avrebbero dovuto seguirlo i soldati regolari del Ricciuto?
Tutto questo però non aveva aumentati i rapporti dell'avventuriero con la marchesa Fiorina, che conosceva appena.
Ora per l'appunto, dati simili precedenti, ecco la ragione dell'inquieto animo di Emanuele Embriaco! Infine, che cosa sapeva quel dannato vecchio scudiero? Era forse a cognizione della falsa lettera di Fiorina a Luca Lascaris? Sospettava o non sospettava nell'avventuriero quello che era veramente? O che era poi veramente Emanuele Embriaco? Fino a quel punto uno spettatore, e disinteressato, che avrebbe potuto decidersi o per il Piemonte o per la Francia, a seconda, od anche per la Serenissima ove i Serra, i Brignole ed i Cattaneo fossero mandati a piantar cavoli nei propri orti feudali: non aveva preferenze Emanuele Embriaco, e soddisfatto qualche odio personale non avrebbe chiesto che una buona paga e le terre e i palazzi confiscati. Tale era la sua posizione dopo tutto: ma chi può ben giudicare delle persone e chi è giusto? Non il Seborga certo.
Il quale Seborga, sospettoso, come tutti coloro che tengono ambe le chiavi del cuore del proprio signore, ma pur furbo, lavorava, secondo il pensier suo, diplomaticamente.
— Non è forse la Eccellenza Vostra addentro alle cose della corte di Spigno, come il signor conte Lascaris ha assicurato al mio padrone?
— Ah! cani, — mormorò fra sè l'Embriaco — te la darei io la corte di Spigno, a te e a quel zotico del tuo padrone!
Zotico no, ma vestito fuori di moda sì: in certo qual modo il damerino Embriaco s'apponeva.
E ad alta voce:
— Sono, è vero, intimo di quella che tu chiami la corte di Spigno, ma se ho parlato di politica, qualche volta col marchese Ibleto, mi sono ben guardato dall'importunare la graziosa marchesa.