Il cane si voltò scodinzolando come se presentisse l'apparire di qualcuno, e infatti, scostando appena l'imposta pesante ed informe, apparve sulla soglia un'amazzone. Probabilmente non la si sarebbe creduta pericolosa se chi la doveva giudicare si fosse fermato all'apparenza: una statuetta di Sassonia bionda, esile, guance color di rosa e nasino impertinente a dividere due occhi azzurri insondabili.
Il cane lupo, che rispondeva al nome di Nerone, venne a prostrarsi dinanzi a due piedini minuscoli calzati d'alti stivaloni rossi e poi s'alzò a lambire due manine di fata, nude però, dalle unghie rosse, così, che parea si fossero intonate alle guance. Tanto i piedini come le piccole mani — a quanto parve — non bastarono a Nerone perchè d'un balzo tentò una più ardita carezza, nientemeno che di lambire una guancia.
Ma una frustata della fragile mano che si mostrò invece di ferro, lo fece ricadere a terra mortificato, e Nerone per darsi un contegno o per rimediare con un servigio l'ardimento, si rilanciò ad abbaiare furiosamente sull'orlo del ciglione.
— È certo che Nerone sente qualcuno! — mormorò la dama aguzzando la vista per quanto la foschia mattutina glielo permetteva.
In quella che si chinava come se volesse lanciar lo sguardo nel vuoto, inarcando la bella gamba che lo stivalone rosso calzava come un guanto, dalla capanna rimasta semiaperta uscì un nuovo personaggio. Era un vecchio segaligno dal viso arrugato e non raso da qualche giorno, chiuso in un pastrano color nocciola a doppia fila di mantellina che non passava il gomito: non ne usciva da una parte che la testa e dall'altra i piedi chiusi in stivaloni gialli sormontati da una fibbia di ferro greggio. Camminò verso la dama a piccoli passi da salotto, soffiandosi accuratamente sulle dita. Poi disse:
— Fiorina, amica mia, vi pare il modo forse di lasciar socchiusa la porta di quella stamberga? Una stamberga che neanche Gian Giacomo avrebbe accettato per mèta delle Passeggiate d'un solitario? E solitario mi avete lasciato, mia bella amica? E di amici si ha bisogno!.....
Senza ascoltarlo, intenta verso il vuoto velato dalla nebbia, la dama gli chiese, noncurandosi nemmeno di voltarsi:
— Ma davvero, Ibleto, non sentite nulla?
Il cane raddoppiò i latrati furiosi, irto il pelo, quasi inferocito contro l'invisibile.
— Sentire? Sentite qualche cosa? E che cosa?