XVI.

La Marchesa con un cenno del capo approvò l'invito, e precedette i due nobili signori nella capanna.

Oggi, la pratica vita che viviamo fa degli accampamenti notturni improvvisati un sommario emporio delle pochissime cose indispensabili: l'individuo esce dalla cornice abituale, cornice dorata, per entrare, una notte almeno, entro una cornice grezza e si obbliga a tante piccole rinunzie che addizionate formano il disagio. Non allora. Il lettore ne avrà un esempio se mi permetterà di mostrare succintamente l'interno della capanna, il giorno prima oscuro e miserevole abitacolo di mandriani, oggi, ossia nel giorno in cui vi entriamo, non indegno ricetto della marchesa di Spigno.

Pareti e tetto occultati da pesanti cortinaggi di broccato rosso ed il terreno battuto coperto di tappeti folti: un paravento alto la tagliava a metà ed occultava il letto della signora, ma non l'inginocchiatoio: al di qua una tavola bassa, molti cuscini e persino qualche stampa di scena villereccia appuntata nella tappezzeria: sulla tavola un volume aperto ed una lucerna a molti becchi. Semplice, come il lettore vede, facilmente smontabile e facilmente ricostruibile, ma comodo e tiepido, chè non vi mancava un bracere per mitigare la temperatura notturna.

Emanuele Embriaco non era certamente abituato alle mollezze, ma le pregiava, e quando gli era possibile se ne circondava. Sedette quindi volentieri ad un cenno della marchesa in sui cuscini offerti ed accettò una tazzina di caffè dalle mani d'Ibleto. Poi cominciarono a conversare e conversarono amabilmente, anche parlando di cose quotidiane e pressanti. Diede la stura il signor di Spigno che assillava la curiosità.

— Come e perchè, se mi è permesso interrogarvi, e v'interrogo nell'interesse comune, ho la fortuna di vedervi sorgere dalla bruma in questa mattina che ha la pretesa di annunciare la primavera, o valoroso Embriaco?

Parve all'avventuriero di sentir fissi e imponenti sopra di sè due formidabili occhi femminili. Già nel vedersi dinanzi invece della sola Fiorina anche Ibleto, avea pensato che l'appuntamento col Nervia e gli amici suoi dato dalla marchesa fosse dal marito ignorato. Era doppio il gioco e lo sguardo parlante di Fiorina chiedeva all'Embriaco una tal quale complicità, se, come sospettava la dama, fosse l'avventuriero in relazione col Nervia: ed ecco perchè aveva guardato e non parlato: poteva l'Embriaco trovarsi sbandato e solo senza alcuna relazione con i cospiratori.

Ma la complicità con Fiorina serviva all'avventuriero, il quale ricambiò lo sguardo con un altro d'intesa e in cuor suo si rallegrò di non aver al seguito nè il Ricciuto nè Bracciodiferro troppo noti al marchese di Spigno. Pensò:

— Quel maligno di un Seborga — pace all'anima sua, requiem aeternam — è stato di una furberia che si è voltata a mio vantaggio: gli farò dire una messa quando ne avrò l'occasione. Per intanto liquidiamo Genova.

E rispose ad alta voce: