— Se vi è permesso interrogarmi? Ve ne prego. O sono indotto in grossolano errore o mi par che voi pure, eccellentissimo, non vediate di buon occhio, la politica della Serenissima....

E pensava:

— Genova posso buttarla a mare impunemente: nè Fiorina nè Ibleto ci tengono.

Infatti il marchese scoppiò in una stridula risata.

— La Serenissima! Darei volentieri un Manuzio petrarchesco, che amo come la pupilla degli occhi miei, per sapere che cosa macchina la repubblica di Genova. E lo darei in pura perdita, gioco, poichè la repubblica di Genova, a mio avviso, non macchina un bel niente. Poichè niente può macchinare un cervello vuoto.

— Sono del vostro avviso per il partito al potere. Ma il popolare del farmacista Morando e dell'eccellentissimo Cattaneo?

— Popolare? Che popolare mi andate cianciando? Ciance, vere ciance quelle del partito del popolo: levati di lì che mi ci metto io. Non c'è partito di popolo senza libertà, uguaglianza e fraternità.

— Lo supponevo — fra sè gioì l'Embriaco.

Ma l'occhio fisso ed insistente di Fiorina pesava sempre sull'avventuriero, il quale rispose con uno sguardo d'intesa.

Intanto Ibleto proseguiva: