— Ma per tornare a voi, signor conte, e sempre con vostra licenza, qual'è lo scopo vostro nell'errare che fate in questi luoghi a capo d'una scorta di soldati regolari?

— Come i vostri, signor marchese.

— Come i miei, ne convengo, benchè i miei siano più di scorta alla marchesa che non a me. Io non conto, e me ne trovo benissimo: conta Fiorina, ciò che le fa piacere, e contenti tutti e due. Ma voi.....

— Io, se mi è lecito il paragone, sono vostro pari nelle condizioni momentanee: non conto. Chi conta è un brav'uomo di scudiero che suppongo appartenere alla casa Nervia.....

Occhiata di Fiorina, ricambiata.

— .... e che mi ha raccolto questa notte e poi s'è allontanato, ignoro con quali intenzioni, lasciandomi in balìa di questi soldati che ne sanno, credo, meno di me. Ecco la mia storia, marchese.

— Ma Bracciodiferro, conte?

Qui l'Embriaco rimase un po' dubbioso. La domanda a bruciapelo vagamente l'intimoriva. Quali interessi coesistevano fra i due coniugi perchè le aspirazioni e le simpatie od anche il partito dell'uno o dell'altra avessero il sopravvento? Quale dei due era da temere? Quale dei due da giocare? Non s'illudeva l'avventuriero: marciava sopra il filo d'un rasoio e non un rasoio da barbiere di reggimento, no, ma sopra un taglientissimo affilatissimo rasoio. Avrebbe potuto durarla a lungo? D'altra parte il marchese di Spigno aveva con somma abilità scelto il ruolo dell'interrogante, facile anche per chi doveva rispondere, ma non a lungo. Pure che fare? Quel nome di Bracciodiferro gettato là a che scopo? Che sapeva Ibleto? Che nascondeva Fiorina? Rispose:

— Non avete dunque incontrato Bracciodiferro?

Occhiata di Fiorina ricambiata. E la dama accorse: