Un foglio piegato in quattro cadde dal petto di Edoardo. Villefort fulminato si lasciò cadere sulle sue ginocchia, il fanciullo gli sfuggì dalle braccia inerti, e rotolò a lato della madre. Villefort raccolse il foglio, riconobbe il carattere di sua moglie, e lo percorse avidamente: ecco ciò che conteneva:

«Voi sapete se io era buona madre, poichè per mio figlio mi resi colpevole! una buona madre non parte senza suo figlio!»

Villefort non poteva credere alla sua ragione, si trascinò verso il corpo di Edoardo, e lo esaminò anco una volta con quell’attenzione che mette la lionessa nel guardare il lioncello morto; indi un grido gli sfuggì dal petto:

— Dio! sempre Dio! — Queste due vittime lo spaventavano; ei sentiva l’orrore della solitudine popolata da due cadaveri: fin allora sostenuto dalla rabbia, da quell’immensa facoltà degli uomini forti, dalla disperazione, da quell’impeto irresistibile dell’agonia, che spingeva i Titani a dar la scalata al cielo. Villefort curvò la testa sotto il peso del dolore, si rialzò sulle ginocchia, scosse i capelli umidi pel sudore, irti per lo spavento, e colui che non aveva mai avuto pietà d’alcuno, andò a ritrovare il vecchio suo padre per aver nella sua debolezza qualcuno a cui raccontare la sua infelicità, qualcuno presso cui piangere; discese la scaletta che conosciamo, entrò nella camera di Noirtier; questi sembrava attento ad ascoltare tanto affettuosamente, quanto lo permetteva la sua immobilità l’abate Busoni, sempre tranquillo e freddo come il solito; Villefort riconoscendo l’abate si portò la mano alla fronte, il passato gli ritornò come uno di quei flutti che sollevano più schiuma degli altri; si risovvenne dalla visita che aveva fatto all’abate alcuni giorni dopo il pranzo d’Auteuil, e di quella fattagli il giorno stesso della morte di Valentina.

— Voi qui, signore, diss’egli, voi dunque non comparite che per iscortar la morte? — Busoni si alzò; e vedendo l’alterazione del viso del magistrato, lo splendor feroce dei suoi occhi, capì, o credè capire che la scena delle Assise era compita: egli ignorava il resto. — Son venuto per pregare sul corpo di vostra figlia, — rispose l’abate.

— E oggi che cosa venite a fare?

— Vengo a dirvi che voi mi avete pagato abbastanza il vostro debito, e che da questo momento vado a pregare Iddio, affinchè pure si contenti come me. — Mio Dio! fece Villefort addietrando con lo spavento sulla fronte, questa non è la voce dell’abate Busoni. — No! — L’abate si strappò la falsa tonsura, scosse la testa, ed i lunghi capelli neri, cessando di essere compressi, ricaddero sulle sue spalle ed inquadrarono il pallido suo viso: — Questo è il viso del sig. di Monte-Cristo, gridò Villefort con gli occhi stravolti.

— Non è neppur questo sig. procuratore del Re, cercate meglio, e più lontano.

— Questa voce dove mai l’ho intesa per la prima volta?

— L’avete intesa per la prima volta a Marsiglia, sono ventitrè anni, il giorno dei vostri sponsali con madamigella de Saint-Méran. Cercate nei vostri registri.