— Ma Massimiliano non va a Roma? disse Emmanuele.

— Io vado ove piacerà al conte di condurmi, io appartengo a lui anche per un mese.

— Oh! mio Dio, in che modo lo dice, sig. conte!

— Massimiliano mi accompagna, disse il conte con la sua persuasiva affabilità, tranquillatevi adunque sul conto di vostro fratello.

— Addio sorella mia! ripetè Morrel; addio Emmanuele.

— Egli mi strazia il cuore con la sua non curanza, disse Giulia! oh! Massimiliano, tu ci nascondi qualche cosa.

— Bah! disse Monte-Cristo, lo vedrete ritornare gaio, allegro e contento. — Massimiliano lanciò a Monte-Cristo uno sguardo quasi sdegnoso, quasi irritato.

— Partiamo! disse il conte.

— Prima che partiate, sig. conte, disse Giulia, permetteteci di dirvi tutto ciò che l’altro giorno...

— Signora, rispose il conte prendendole le mani, tutto ciò che direste non varrà mai ciò che io leggo nei vostri occhi, ciò che il vostro cuore ha pensato, ciò che il mio ha sentito. Come i benefattori da romanzo, avrei dovuto partire senza rivedervi; ma questa virtù sarebbe stata al di sopra delle mie forze, perchè sono un uomo debole e vanitoso, perchè lo sguardo timido, ilare e tenero dei miei simili mi fa del bene. Ora io parto, e spingo l’egoismo fino a dirvi: non mi dimenticate, amici miei, poichè probabilmente non mi rivedrete più.