— Non vi rivedremo più! gridò Emmanuele, mentre che due grosse lagrime scorrevano sulle guance di Giulia, non vi rivedremo più! non siete dunque un uomo, siete un angiolo che ci lascia, risalite al cielo dopo essere comparso sulla terra per farvi del bene!
— Non parlate così, riprese vivamente Monte-Cristo, non dite mai tali cose, amici miei; gli angeli non fanno mai del male, essi sanno a qual punto debbano fermarsi: il caso, le occasioni, le combinazioni non sono mai più forti di loro. No, io sono un uomo, Emmanuele, e la vostra ammirazione è tanto ingiusta quanto sono profanazioni le vostre parole, — e strinse sulle labbra la mano di Giulia che si precipitò fra le sue braccia, mentre stendeva l’altra mano ad Emmanuele; indi, strappandosi da questa casa, dolce nido di cui la felicità era l’ospite, con un segno attirò dietro a sè Massimiliano, passivo, insensibile e costernato come era dal momento della morte di Valentina.
— Rendete la gioia a mio fratello! — disse Giulia all’orecchio di Monte-Cristo: questi le strinse la mano come l’aveva a lei stretta undici anni prima sulla scala che conduceva al gabinetto di Morrel. — Vi fidate sempre di Sindbad il Marinaro? le domandò egli sorridendo. — Oh! sì!
— Ebbene dunque! addormentatevi in pace e nella confidenza del Signore. — Come lo abbiam detto, la carrozza di posta aspettava, quattro vigorosi cavalli sollevavan le criniere, e battevano il pavimento con impazienza. Ai piè della scalinata, Alì aspettava col viso lucido pel sudore; sembrava giungere da lunga corsa. — Ebbene! gli domandò il conte in arabo, sei stato dal vecchio? — Alì fece segno di sì. — E gli hai aperta la lettera sotto gli occhi nel modo che ti aveva ordinato?
— Sì, fece ancora rispettosamente lo schiavo.
— E che cosa ha detto, o piuttosto che cosa ha fatto?
Alì si pose sotto la luce, in modo che il padrone potesse vederlo, ed imitando colla sua intelligenza la fisonomia del vecchio, chiuse gli occhi come faceva Noirtier quando voleva dire: sì. — Bene! egli accetta, disse Monte-Cristo, partiamo! — Non aveva appena lasciata sfuggire questa parola, che già la carrozza si mosse, ed i cavalli sollevarono dal pavimento un nembo di polvere misto a scintille. Massimiliano si accomodò nel suo angolo senza dire una parola. Passò una mezz’ora: la carrozza si fermò di repente; il conte aveva tirata la funicella di seta che corrispondeva al dito d’Alì. Il moro discese ed aprì lo sportello. La notte sfavillava di stelle. Erano all’alto della salita di Villejuif, sulla spianata di dove si vede Parigi, che, come un tetro mare, agita i suoi milioni di lumi che sembrano flutti fosforescenti, più numerosi, più appassionati, più mobili, più furiosi, più avidi di quelli dell’oceano irritato, flutti che non conoscono la calma del vasto mare, che si urtano sempre, che schiumeggiano sempre, che sempre inghiottiscono!.... Il conte restò solo, e dopo un segno della sua mano, la carrozza fece alcuni passi in avanti. Allora considerò lungamente, colle braccia incrociate, questa fornace ove vengono a fondersi, a torcersi tutte quelle idee che si slanciano dal golfo bollente per andare ad agitare il mondo; indi allorchè ebbe ben fermato il suo sguardo possente sopra questa babilonia:
— Gran città! mormorò egli inchinando la testa e giungendo le mani come se avesse pregato; sono meno di sei mesi che io ho oltrepassato le tue porte. Io credeva che lo spirito della Provvidenza mi vi avesse condotto, ora me ne riconduce trionfante; il segreto della mia speranza nelle tue mura io l’ho confidato soltanto a Dio, che solo ha potuto leggere nel mio cuore, egli solo conosce che mi ritiro senza odio, senza orgoglio, ma non senza dispiaceri: egli solo sa che io non ho fatto uso nè per me nè per vane cause del potere di cui mi ha fornito. O gran città! nel tuo seno palpitante io ritrovai ciò che cercava; minatore paziente, ho rimescolate le tue viscere per farne uscire il male; ora la mia opera è compita, quella che ho creduta la mia missione è terminata; ora tu non puoi più offrirmi nè gioie nè dolori, addio! Parigi! addio! — Il suo sguardo passeggiò ancora sulla vasta pianura, come quello di un genio notturno; indi passando la sua mano sulla sua fronte, risalì nella carrozza che si chiuse dietro di lui, e che disparve ben presto dall’altra parte della salita fra un turbine di polvere e di rumore.
CXII. — LA CASA DEI VIALI DI MEILLAN.
Essi fecero dieci leghe senza pronunziare una sola parola. Morrel meditava, Monte-Cristo lo guardava meditare.