— Morrel, gli disse il conte, vi sareste forse pentito di avermi seguito? — No, sig. conte; ma di lasciar Parigi...

— Se io avessi creduto che la vostra felicità vi aspettava a Parigi, Morrel, vi ci avrei lasciato.

— È a Parigi che Valentina riposa, ed il lasciare Parigi è un perderla una seconda volta.

— Massimiliano, disse il conte, gli amici che abbiam perduti non riposano nella terra, essi sono sepolti nel nostro cuore, e Dio volle così, perchè noi ne fossimo sempre accompagnati. Ho due amici che mi accompagnano sempre in tal modo, uno di questi mi ha dato la vita, l’altro mi ha dato l’intelligenza. Lo spirito d’entrambi è in me. Io li consulto nei dubbi, e, se faccio qualche cosa di bene, lo debbo ai loro consigli. Consultate la voce del vostro cuore, Morrel, e domandategli se dovete continuare a farvi cattivo viso. — Amico mio, disse Massimiliano, la voce del mio cuore è ben trista e non mi promette che infortunii.

— È proprio degli spiriti indeboliti il vedere tutte le cose attraverso un velo nero; è l’anima che forma a sè stessa i suoi orizzonti: la vostra anima è tetra, ed essa vi fa vedere un cielo tempestoso.

— Ciò può essere vero, disse Massimiliano. — E ricadde nelle sue astrazioni. Il viaggio si fece con quella meravigliosa rapidità ch’era una delle prerogative del conte: le città passarono come ombre sulla loro strada; gli alberi, scossi dal primo vento d’autunno, sembravano venir loro incontro come giganti scapigliati, che fuggissero rapidamente tosto che li avevano raggiunti. La dimane di buon mattino, giunsero a Châlons, ove li aspettava il battello a vapore del conte; senza perdere un minuto, la vettura fu trasportata a bordo, i due viaggiatori erano già imbarcati. Il battello era tagliato per la corsa, lo si sarebbe detto un pirogo indiano; le sue due ruote sembravano due ali, Morrel stesso provava quella specie d’inebriamento che produce la prestezza, e qualche volta il vento, che faceva ondeggiare i suoi capelli, sembrava atto per un momento ad allontanare le nubi della sua fronte. In quanto al conte, a seconda che si allontanava da Parigi, una serenità quasi sovrumana sembrava circondarlo come un’aureola; si sarebbe detto un esiliato che ritornava nella patria. Ben presto Marsiglia, bianca, tiepida e viva: Marsiglia, la sorella cadetta di Tiro e di Cartagine, lor succeduta nell’impero del Mediterraneo; Marsiglia, sempre più giovane a seconda che invecchia, comparve ai loro occhi. Era per entrambi un aspetto fecondo di rimembranze quella torre rotonda, quel forte san Nicola, e il Palazzo di Città di Puget, questo porto cogli scali di selce ove entrambi avevano scherzato da fanciulli. Così si fermarono entrambi di comune accordo sulla Cannebière.

Una nave partiva per Algieri, i colli, i passeggieri ammassati sul ponte, la folla dei parenti, degli amici, che dicevano addio, che gridavano, che piangevano, spettacolo sempre commovente, anche per quelli che assistono ogni giorno a questo spettacolo; questo movimento non potè distrarre Massimiliano, da un’idea che aveva afferrata, dal momento in cui aveva messo il piede sui larghi dadi dello scalo. — Osservate, diss’egli, stringendo il braccio di Monte-Cristo, ecco il luogo ove si fermò mio padre quando il Faraone entrò in porto; qui il bravo uomo, che voi salvaste dalla morte e dal disonore, si gettò fra le mie braccia; sento ancora l’impressione delle sue lagrime sul mio viso, ed egli non piangeva solo, molti piangevano nel vederci piangere. — Monte-Cristo sorrise: — Io era là, diss’egli mostrando a Morrel l’angolo di una strada. — Mentre diceva così, e nella direzione che indicava il conte, s’intese un gemito doloroso, e si vide una donna che faceva segni ad un passeggiero che stava sulla nave in partenza. Questa donna era velata; Monte-Cristo la seguì con gli occhi, con una emozione, che Morrel avrebbe facilmente notata, se all’opposto del conte, i suoi occhi non fossero stati fissi sul bastimento. — Oh! mio Dio! gridò Morrel, quel giovine che saluta col cappello, quel giovine in uniforme, con la contro spallina da sottotenente, è Alberto de Morcerf!

— Sì, disse Monte-Cristo, io lo aveva riconosciuto.

— In che modo? guardate dalla parte opposta.

Il conte sorrise, come faceva quando non voleva rispondere. I suoi occhi si riportarono sulla donna velata che disparve all’angolo della strada. Egli allora si rivolse: