— Ciechi... mormorò Monte-Cristo.

— Tanto è vero, continuò il portinaro, che il giovine scavò questo passaggio, con che? non si sa: ma egli lo scavò, e la prova si è che se ne vedono ancora le tracce; a voi, le vedete? e avvicinò la torcia al muro.

— Ah! sì! davvero, fece il conte con una voce affievolita per la emozione.

— Ne risultò che i due prigionieri comunicarono insieme. Quanto tempo durasse questa comunicazione, non si sa: un giorno il vecchio cadde malato e morì. Indovinate un poco che cosa fece il giovine? disse il custode interrompendosi: trasportò il defunto e lo pose nel proprio letto col naso al muro, indi ritornò nel carcere vuoto, chiuse il foro, e si cacciò dentro al sacco del morto. Avreste mai avuta una simile idea? — Monte-Cristo chiuse gli occhi, e tornò a risentire tutte le impressioni che aveva provate allorquando quella grossa tela, ancor fredda pel cadavere che vi era stato, gli strofinava il viso. Il custode continuò:

— Sentite, ecco quale era il suo disegno: credeva che nel castello d’If i morti si seppellissero, e siccome non dubitava che si fossero fatte grandi spese per il sotterramento dei prigionieri, così calcolava di potere essere in istato di rialzare la terra con le sue spalle; ma disgraziatamente in questo castello vi era un altro costume che distruggeva tutt’i suoi disegni: i morti non si seppellivano; si attaccava loro ai piedi una grossa palla da cannone, e si lanciavano in mare, il che fu fatto. Il nostro uomo fu gettato all’acqua dall’alto della galleria; il giorno dopo si ritrovò il vero morto nel suo letto, e fu indovinato tutto, poichè i becchini dissero allora, cosa che non avevano osato di dire prima, cioè che quando il corpo fu lanciato nel vuoto, essi avevano inteso un grido terribile soffocato nello stesso punto dall’acqua nella quale era disparso. Il conte respirava con pena, il sudore gli colava dalla fronte, l’angoscia gli stringeva il cuore. — No! mormorò egli, no! quel dubbio che io provai, era un principio d’obblio! ma qui il cuore si riapre di nuovo e ritorna affamato di vendetta... E del prigioniero, domandò egli, se n’è mai sentito parlare?

— Giammai, giammai; capirete bene che delle due l’una: o egli è caduto a piatto, e siccome cadeva da una cinquantina di piedi d’altezza, sarà rimasto ucciso sul colpo.

— Voi avete detto che gli era stata attaccata una palla ai piedi! sarà caduto ritto.

— O egli è caduto ritto, riprese il portinaro, e allora il peso della palla lo avrà trascinato al fondo, ove è rimasto, povero uomo.

— Voi lo compiangete?

— In fede mia, sì, quantunque egli fosse nel suo elemento.