— Che volete dire con ciò?

— Che correva una voce che quel disgraziato fosse stato in altri tempi ufficiale di marina detenuto come bonapartista.

— Davvero! mormorò il conte, Dio ti ha fatto per galleggiare al di sopra dei flutti e delle fiamme. Così il povero marinaro vivo nella memoria di qualche narratore, si racconta la sua terribile istoria all’angolo del caminetto, e si freme al momento in cui fendè lo spazio per essere inghiottito nel fondo del mare... Non si è mai saputo il suo nome? domandò il conte alzando la voce.

— Ah! sì disse il guardiano in che modo? egli non era conosciuto che sotto il nome del n.º 34.

— Villefort! Villefort! mormorò Monte-Cristo, ecco, ciò che molte volte tu avrai dovuto dirti quando il mio spettro importunava le tue veglie.

— Il sig. vuol continuare la visita? domandò il portinaro.

— Sì, volete mostrarmi la camera dello scienziato?

— Ah! del N. 27. — Sì, del N. 27, ripetè Monte-Cristo.

E gli sembrò ancora sentire la voce di Faria quando gli aveva domandato il suo nome, e gli aveva gridato il proprio numero a traverso il muro. — Venite.

— Aspettate, disse Monte-Cristo, che io getti un ultimo sguardo su tutta la superficie di questo carcere.