— Ciò cade a proposito, disse la guida, ho dimenticata la chiave dell’altro.

— Andate a prenderla. — Vi lascio la torcia.

— No, portatela con voi. — Ma voi resterete all’oscuro.

— Io la notte ci vedo. — To’, come lui? — Chi lui?

— Il N. 34. Si dice che egli si era talmente abituato all’oscurità, che avrebbe veduto una spilla nell’angolo più oscuro di questo carcere.

— Egli è però stato necessario una diecina d’anni per giungere a questo, mormorò il conte.

La guida si allontanò portando seco la torcia. Il conte aveva detto il vero: dopo che era rimasto alcuni secondi nell’oscurità, cominciò a distinguere tutto come a giorno chiaro. Allora egli guardò d’intorno a sè, riconobbe realmente bene il suo carcere. — Sì, diss’egli, ecco la pietra sulla quale io sedeva! ecco l’impronta delle mie spalle che hanno consunto il muro! ecco la traccia del sangue che colò dalla mia fronte il giorno in cui volli infrangermi la testa contro le mura!... Oh! queste cifre... me ne ricordo... io le feci un giorno che calcolava l’età di mio padre per sapere se lo avrei veduto vivo; e l’età di Mercedès per sapere se l’avrei ritrovata libera... ebbi un momento di speranza dopo aver compito questo calcolo... io contava senza la fame, e senza l’infedeltà. — Ed un riso amaro sfuggì dalla bocca del conte. Vide come in un sogno suo padre portato alla tomba.... Mercedès condotta all’altare! sull’altra parete del muro un’iscrizione colpì la sua vista. Ella si staccava, ancor bianca, sul muro verdastro: — MIO DIO, vi lesse Monte-Cristo, CONSERVATEMI LA MEMORIA. — Oh! sì gridò egli, ecco la sola preghiera dei miei ultimi tempi: non chiedeva più la libertà, chiedeva la memoria, temeva di divenire pazzo, e dimenticare tutto; mio Dio, mi avete conservata la memoria, ed io mi sono ricordato di tutto. Grazie, grazie, mio Dio! — In questo momento la luce della torcia risplendeva sul muro: era la guida che discendeva.

Monte-Cristo andò ad incontrarla. — Seguitemi, diss’egli; — e senza aver bisogno di ritornare verso il chiaro, lo fece continuare per un corridore sotterraneo che lo condusse ad un’altra entrata. Là pure Monte-Cristo fu assalito da una folla di pensieri. La prima cosa che colpì i suoi occhi, fu la meridiana tracciata sul muro, per mezzo della quale Faria contava le ore, indi i resti del letto sul quale il povero prigioniero era morto.

A questa vista, il conte invece di provare le angosce sentite nel suo carcere, provò un dolce e tenero sentimento; il sentimento della riconoscenza gli gonfiò il cuore, e due lagrime scorsero dagli occhi.

— È qui, disse la guida, che abitava il pazzo, è per di là che il giovine lo veniva a ritrovare, — ed egli fece vedere a Monte-Cristo l’apertura del passaggio che da questa parte era rimasta aperta. — Al colore della pietra, continuò egli, un esperto ha riconosciuto che doveva essere almeno dieci anni che i due prigionieri comunicavano insieme. Povera gente, essi dovevano essersi molto annoiati in questi dieci anni!