Dantès cavò alcuni luigi di saccoccia, e stese la mano verso quest’uomo che lo compiangeva per la seconda volta senza conoscerlo. Il portinaro li ricevette, credendo ricevere della piccola moneta; ma allora quando al chiarore della torcia riconobbe il valore della somma, che gli era stata data dal visitatore: — Signore, diss’egli, voi vi siete sbagliato.
— In che modo? — Mi avete dato dell’oro. — Lo so.
— Come! lo sapete? — Sì. — La vostra intenzione è dunque stata di darmi dell’oro? — Sì. — Dunque posso conservarlo in buona coscienza? — Sì.
Ed il custode guardò Monte-Cristo con meraviglia.
— È onestà! disse il conte come Hamlet.
— Signore, rispose il portinaro che non osava credere alla sua fortuna, non capisco la vostra generosità.
— Eppure è facile a comprendersi, amico mio, disse il conte: io sono stato marinaro, e la vostra storia ha dovuto commovermi più di qualunque altro.
— Allora, signore, disse la guida, poichè voi siete così generoso, voi meritate che io vi offra qualche cosa.
— Che hai da offrirmi, conchiglie, lavori di paglia? grazie.
— No, qualche cosa che ha rapporto colla storia che vi narrava.