— Ah! io la dimenticherò, conte, disse Massimiliano.

— No! non la dimenticherete, prima di tutto perchè siete un uomo d’onore, Morrel, perchè lo avete giurato; perchè tornerete a giurarlo.

— Oh! conte, abbiate pietà di me! son così infelice!

— Ho conosciuto un uomo più infelice di voi.

— Impossibile.

— Ah! disse Monte-Cristo, è uno degli orgogli della nostra povera umanità, quello che un uomo si crede sempre più disgraziato di un altro disgraziato che piange e deplora vicino a lui.

— Che vi è più disgraziato dell’uomo che ha perduto il solo bene che amava e desiderava al mondo?

— Ascoltate, Morrel, disse Monte-Cristo, e fissate un momento il vostro pensiero su ciò che sono per dirvi: ho conosciuto un uomo che, come voi, aveva fatto riposare tutte le sue speranze di felicità sopra una donna. Quest’uomo era giovine, aveva un vecchio padre ch’egli amava, una fidanzata che egli adorava; era sul punto di sposarla; per uno di quei capricci della sorte, che farebbe quasi dimenticare la bontà di Dio, se Dio poi non si rivelasse più tardi, mostrando che tutto è per lui un mezzo di condurre alla sua unità infinita, quando di repente per un capriccio di sorte, gli fu tolta la libertà, la fidanzata, l’avvenire che sognava e che credeva suo (poichè cieco ch’egli era non poteva leggere che nel presente) per seppellirlo nel fondo di un carcere. — Ah! fece Morrel, si esce dal carcere in capo ad otto giorni, ad un mese, ad un anno.

— Egli vi restò quattordici anni, Morrel, disse il conte ponendo una mano sulla spalla del giovine.

Massimiliano fremette: — Quattordici anni, mormorò egli.