— Quattordici anni, ripetè il conte: egli pure, in questi 14 anni, ebbe dei momenti di disperazione; egli pure, come voi, Morrel, si credeva il più disgraziato degli uomini; volle uccidersi.
— Ebbene? domandò Morrel.
— Ebbene! nel momento supremo, Dio si rivelò a lui con questo mezzo umano; forse al primo punto non comprese questa misericordia infinita del Signore, poichè vi vuol del tempo agli occhi velati di lagrime, per schiudersi del tutto, ma in fine egli prese pazienza, ed aspettò. Un giorno uscì dalla sua tomba trasfigurato, ricco, possente; il suo primo grido fu per suo padre; suo padre era morto.
— A me pure il padre è morto, disse Morrel.
— Sì, ma vostro padre è morto fra le vostre braccia, amico, felice, onorato, ricco, pieno di giorni; suo padre invece morì povero, disperato, e di fame, e allora quando dieci anni dopo la sua morte suo figlio ne cercò la tomba, la tomba pure era disparsa, e nessuno potè dirgli: è là che riposa nel Signore il cuore che ti ha tanto amato: questo era un figlio più disgraziato di voi, Morrel, poichè quegli non sapeva neppure ove ritrovare la tomba di suo padre.
— Ma, gli restava almeno la donna che egli aveva amata.
— Voi vi sbagliate, Morrel; questa donna... — Era morta?
— Peggio ancora: ella era stata infedele, aveva sposato uno dei persecutori del suo fidanzato: vedete dunque, Morrel, che quest’uomo era più disgraziato amante di voi.
— Ed a quest’uomo, Dio ha inviata la consolazione?
— Gli ha inviata la calma.