— Quanto costa? domandò Danglars.

— 4998 luigi. Vi sono già due luigi pagati.

— Come, un pane cento mila fr.?

— Cento mila fr., disse Peppino.

— Ma voi domandavate cento mila fr. per un pollo!

— Noi non serviamo alla carta, ma al prezzo fisso. Che si mangi poco, che si mangi molto, che si chiedano dieci piatti o un solo è sempre la stessa cifra.

— Ecco un altro scherzo! amico caro, vi dichiaro che questa è un’assurdità, una stupidità! ditemi piuttosto che volete che io muoia di fame, e tutto sarà finito.

— Ma no, eccellenza, siete voi che volete commettere un suicidio. Pagate e mangiate.

— E con che debbo pagare, triplo animale? disse Danglars esasperato. Credi forse che si portino cento mila fr. in saccoccia?

— Voi avete cinque milioni e 50 mila fr. nella vostra, eccellenza, disse Peppino; ciò è buono per cinquanta polli a centomila fr. e un mezzo pollo a 50 mila. — Danglars fremette, la benda gli cadde dagli occhi; era bensì uno scherzo, ma alfine lo capiva. Bisogna pure rendergli giustizia, perchè da quel momento non vedeva più questo scherzo essere così stupido come prima. — Vediamo, diss’egli, vediamo; pagando questi cento mila fr. mi riterrete voi assoluto, e potrò mangiare con tutto il mio comodo?