— Io vi ho già detto, eccellenza, rispose con gravità Peppino, che noi non vendiamo alla minuta.
— Ebbene! vediamo allora, datemene una bottiglia.
— Di quale? — Di quel che costa meno.
— Costan tutti lo stesso prezzo.
— E qual n’è il prezzo? — 25 mila fr. la bottiglia.
— Dite, gridò Danglars con un’amarezza che il solo Arpagone avrebbe potuto notare sul diapason della voce umana, dite che volete spogliarmi, e ciò sarà più presto fatto di quel che divorarmi in tal modo a brani a brani.
— È possibile, disse Peppino, che questa sia l’idea del padrone.
— Il padrone, chi è dunque? — Quello al quale vi condussi innanzi ieri. — E dov’è? — Qui. — Fate che io lo veda. — È facile. — Un minuto dopo Luigi Vampa era davanti a lui: — Voi mi chiamate? domandò egli al prigioniere. — Siete voi, signore, il capo di queste genti che mi hanno qui condotto?
— Sì, eccellenza; perchè?
— Che desiderate per il mio riscatto? parlate.