— Ebbene! sia dunque fatto come tu vuoi, angelo mio diletto! disse il conte; Dio mi ha suscitato contro i miei nemici, e chi mi ha fatto vincitore? Dio! io lo vedo bene. Egli non vuol mettere il pentimento in mezzo alla mia vittoria! io voleva punirmi, Dio vuol perdonarmi. Amami dunque, Haydée! chi sa? il tuo amore forse mi farà obbliare ciò che è necessario che io obblii.

— Ma che dici dunque mio signore? domandò la giovanetta.

— Io dico, che una tua parola, Haydée, mi ha illuminato di più che i venti anni della mia saggezza: non ho più che te al mondo, Haydée! per te mi riattacco alla vita, per te posso ancora essere felice od infelice!

— Lo ascolti tu, Valentina! gridò Haydée, egli dice, che per me può soffrire, per me che darei la mia vita per lui!

Il conte si raccolse un minuto: — Ah! io intravedo la verità! diss’egli. Oh! Vieni, Haydée, vieni...

E stretta la mano di Valentina disparve con Haydée.

Circa un’ora passò durante la quale anelante, senza voce, cogli occhi fissi, Valentina restò vicino a Morrel. Finalmente ella sentì battere il cuore di lui, un soffio impercettibile aprì le labbra di lui e quel leggero fremito che annunzia il ritorno della vita, percosse tutto il corpo del giovine.

Finalmente gli occhi si riaprirono, ma sulle prime fissi e come insensati; indi gli ritornò la vista, precisa, reale; colla vista il sentimento, e col sentimento il dolore: — Oh! gridò egli coll’accento della disperazione, io vivo ancora, il conte mi ha ingannato! e stese la mano sulla tavola, ed afferrò un coltello.

— Amico, disse Valentina col suo adorabile sorriso, svegliati adunque, e guarda dalla mia parte.

Morrel mandò un gran grido, e, delirante, pieno di dubbio, come abbagliato da una visione celeste, cadde alle ginocchia di lei.