La dimane ai primi raggi del giorno, Morrel e Valentina passeggiavano sotto il braccio l’uno dell’altro, sulla spiaggia. Valentina raccontava a Morrel in che modo Monte-Cristo era apparso nella sua camera, come le aveva tutto svelato, come le aveva fatto toccar col dito il delitto, e come finalmente l’avea miracolosamente salvata dalla morte, lasciando credere a tutti ch’ella era morta realmente.

Essi avevano ritrovata aperta la porta della grotta, ed erano usciti; il cielo lasciava ancora risplendere sul suo azzurro mattutino le ultime stelle della notte. Allora Morrel scoprì, nella penombra di un gruppo di rocce, un uomo che aspettava un segnale per inoltrarsi; egli lo mostrò a Valentina: — Ah! è Jacopo! diss’ella, il capitano del yacht.

E con un gesto ella lo chiamò.

— Avete qualche cosa a dirci? domandò Morrel.

— Ho da rimettervi questa lettera per parte del conte.

— Del conte! esclamarono entrambi i giovani.

— Sì, leggete. — Morrel aprì la lettera e lesse:

«Mio caro Massimiliano,

«Ritroverete per voi una feluca all’ancora, Jacopo vi condurrà a Livorno, ove il sig. Noirtier aspetta sua nipote, che egli vuol benedire prima che vi segua all’altare. Tutto ciò che è in questa grotta, amico mio, la mia casa ai Campi-Elisi e il mio piccolo castello di Trèport sono i regali di nozze che fa Edmondo Dantès al figlio del suo padrone Morrel; Madamigella de Villefort vorrà bene prenderne la metà, poichè la supplico di dare ai poveri di Parigi tutte le ricchezze che le possono venire dal lato di suo padre divenuto demente, e dal lato di suo fratello morto in settembre con sua madre.

«Dite all’angiolo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, follemente per un momento si è creduto uguale a Dio, e che ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che nelle mani soltanto di Dio sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi ch’egli porta seco nel fondo del suo cuore.