«In quanto a voi, Morrel, ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso voi: non vi è nè felicità nè infelicità in questo mondo, vi è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quello che ha provato l’estremo infortunio è atto a gustare la suprema felicità. Bisogna aver voluto morire, Massimiliano, per sapere qual bene è il vivere.
«Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.
Vostro amico
Edmondo Dantès
Conte di Monte-Cristo.»
Durante la lettura di questa lettera, che le apprendeva la follia di suo padre e la morte di suo fratello, morte e follia ch’ella ignorava, Valentina impallidì, un doloroso sospiro le sfuggì dal petto, e lagrime non meno pungenti per essere silenziose scorsero sulle sue guance; la sua felicità le costava ben cara! Morrel guardò intorno a sè con inquietudine: — Ma, diss’egli, in verità il conte esagera la sua generosità; Valentina si contenterà della mia modesta fortuna. Dov’è il conte, amico mio? conducetemi a lui.
Jacopo stese la mano verso l’orizzonte.
— Che! che volete dire? domandò Valentina; dov’è il conte? dov’è Haydée?
— Guardate, disse Jacopo. — Gli occhi dei due giovani si fissarono sulla linea indicata dal marinaro; e sulla linea di un blu cupo che separava all’orizzonte il cielo dal Mediterraneo, si scoperse una bianca vela, grande come l’ala di un gabbiano.
— Partito! gridò Morrel; partito! Addio, amico mio, addio padre mio.