— Ora, riprese Faria, leggete quest’altra carta. — E presentò a Dantès un altro foglio, con altri frammenti di righe.
— Adesso, diss’egli, veduto Dantès che aveva letto fino all’ultima linea, ravvicinate i due frammenti, e giudicate.
Dantès obbedì, ravvicinati i due frammenti, davano il seguente assieme.
- «Essendo costretto per lo mio meglio
- di seguire in un con le mie genti Cesare Bor-
- gia nella guerra di Romagna, e dovendo essere pre-
- parato a qualunque tradimento per parte di questo prin-
- cipe, dichiaro a mio nipote Giulio Spada, mio
- erede universale, che ho nascosto in una direzione che egli conosce,
- per aver visitato con me, cioè nell’
- isola di Monte-Cristo, tutto quanto io possedo in pietre
- preziose, diamanti, argenterie, che solo io conosco questo tesoro
- per il valore circa di due milioni di scudi romani, e che egli
- troverà passando la ventesima pietra della roccia a partirsi dal seno
- dell’Est in linea retta. Due aperture sono state praticate
- in queste grotte; il tesoro sta nell’angolo
- più lontano della seconda, il
- qual tesoro lascio a lui e cedo in tutto come mio
- solo erede.»
- 28 Marzo 1492.
- «Guido Spada.
— Ebbene! capite finalmente? disse Faria.
— È la dichiarazione di Guido Spada, è il testamento che fu cercato per sì gran tempo, disse Edmondo ancora incredulo.
— Sì, mille volte sì.
— E chi l’ha ricostruito in tal modo?
— Io che coll’aiuto del frammento restato, ho indovinato il resto misurando la lunghezza delle linee con quella della carta e penetrando nel senso nascosto col mezzo visibile, come uno si guida in un sotterraneo con un residuo di luce che gli venga dall’alto.
— E che faceste quando avete creduto di acquistare questa cognizione?