— Voleva partir subito, ed anzi sono partito sul momento, portando meco il principio della mia grand’opera filosofica, ma la polizia imperiale che conosceva i miei principi teneva gli occhi aperti sopra di me. La mia partenza precipitata, della quale non poteva conoscere la causa, svegliò dei sospetti, e al momento in cui io stava per imbarcarmi a Piombino, venni arrestato... Ora, continuò Faria, guardando Dantès con un’espressione quasi paterna, ora, amico mio, voi ne sapete quanto me. Se noi ci salviamo insieme la metà del mio tesoro è vostra; se io muoio qui, e che voi vi salviate solo, vi appartiene in totalità.
— Ma, domandò Dantès con esitazione, questo tesoro non ha egli nel mondo possessori più legittimi di noi?
— No, no, rassicuratevi; la vera famiglia Spada è estinta compiutamente. D’altra parte l’ultimo dei conti Spada mi ha dichiarato suo erede, e nel lasciarmi per legato questa Bibbia simbolica mi ha pur lasciato tutto ciò che conteneva. No, no, tranquillizzatevi, se noi un giorno potremo metter le mani sopra questa fortuna, potremo goderne senza rimorsi.
— E dite voi che questo tesoro racchiude...
— Due milioni di scudi romani, circa 13 milioni di franchi.
— Impossibile! disse Dantès, spaventato dall’enormità della somma.
— Impossibile e perchè? rispose il vecchio. La famiglia Spada era una delle più antiche e delle più possenti famiglie del secolo XV. D’altra parte in quei tempi, in cui era sospesa ogni speculazione ed ogni industria, non erano rari questi ammassi di oro e di pietre; anche oggi giorno in Roma vi sono delle famiglie che muoiono di fame, e che hanno quasi un milione in diamanti e pietre preziose trasmesse per maggiorasco, che non possono essere alienate.
(Edmondo che credeva sognare, ondeggiava fra l’incredulità e la gioia). — Io non ho custodito per sì lungo tempo tal segreto con voi, continuò Faria, se non perchè prima volessi mettervi alla pruova e poi farvi una sorpresa. Se noi fossimo evasi prima del mio accesso di catalessi, vi avrei condotto a Monte-Cristo; ora, aggiunse egli con un sospiro, siete voi che mi condurrete.... Ebbene! Dantès, non mi ringraziate?
— Questo tesoro è vostro, amico mio, disse Dantès; egli appartiene a un solo, ed io non vi ho alcun diritto; io non sono neppure vostro parente.
— Voi siete mio figlio, Dantès! gridò il vecchio, voi siete il figlio della mia prigionia. Dedito interamente agli studi, mi era condannato al celibato; Dio vi ha inviato a me per consolare l’uomo che non è stato padre, e il prigioniero che non poteva esser libero. — E Faria tese il braccio che gli restava, al giovine, che gli si gettò al collo piangendo.