— Gran Dio! esclamò Dantès; sarebbe forse..., e spostò il letto, levò la pietra, si slanciò nella via sotterranea, giunse all’opposta estremità, la pietra era alzata. Alla luce incerta e vacillante di quella lampada di cui abbiamo altre volte parlato, Edmondo vide il vecchio pallido, ancor ritto che si aggrappava al legno del letto. I suoi lineamenti erano sconvolti da quegli orribili sintomi che egli già conosceva, e che tanto lo spaventarono quando apparvero per la prima volta.
— Ebbene! amico mio, disse Faria rassegnato.... non ho più bisogno d’insegnarvi altro. — Edmondo gettò un grido doloroso, e del tutto smarrito si slanciò verso la porta gridando: — Soccorso! soccorso! — Faria ebbe ancora la forza di fermarlo per un braccio. — Silenzio, diss’egli, o siete perduto. Non pensiamo più che a voi, caro amico, a rendere la vostra prigionia sopportabile o la vostra fuga possibile. Vi bisognerebbero molti anni per rifare da solo tutto ciò che io ho fatto qui, e che sarebbe distrutto sul momento se i nostri sorveglianti sapessero la nostra intelligenza. D’altra parte siate tranquillo, amico mio, il carcere che abbandono non resterà lungamente vuoto: un altro disgraziato verrà a prendere il mio posto. A quest’altro voi comparirete come un angiolo salvatore. Quest’altro sarà forse giovine, forte, paziente come voi. Quest’altro potrà aiutarvi nella vostra fuga, mentre che io non era ormai in istato che d’impedirla. Non avrete più un mezzo cadavere unito a voi per ostare ai vostri movimenti. Dio fa finalmente qualche cosa per vostro bene: egli vi dà più di ciò che vi toglie, ed è ben ora che io muoia.
Edmondo non potè far altro che unire le mani e gridare.
— Oh! amico mio, amico mio, tacete. — Quindi riprendendo la sua forza, un momento perduta dal colpo imprevisto, e il coraggio piegato dalle parole del vecchio:
— Oh! diss’egli, io vi ho già salvato una volta, vi salverò la seconda. — E sollevando il piede del letto ne cavò la boccettina in cui v’era ancora un terzo del liquore rosso.
— Ecco diss’egli, di questa bibita salutare ne resta ancora. Presto, presto, ditemi ciò che devo fare. Questa volta vi sono nuove istruzioni da aggiungere? parlate, amico mio, vi ascolto.
— Non v’è alcuna speranza; rispose Faria, scuotendo la testa; ma non importa, Dio vuole che l’uomo da Lui creato, nel cuor del quale ha profondamente scolpito l’amor della vita, faccia tutto ciò che può per conservare questa esistenza, spesse volte penosa, ma sempre cara.
— Oh! sì, rispose Dantès, vi salverò; ve lo dico io.
— Ebbene! dunque tentate, il freddo mi prende, sento il sangue affluire al cervello; quest’orribile tremito mi fa sbattere i denti, e sembra disgiungere le mie ossa, comincia ad invadere il mio corpo; tra cinque minuti la crisi scoppierà, fra un quarto d’ora non vi sarà di me che un cadavere.
— Ah! gridò Dantès, col cuore lacerato dal dolore.