— Voi farete come l’altra volta, soltanto non aspetterete sì lungo tempo. A quest’ora tutte le molle della mia vita sono consunte, e la Morte non avrà più (mostrando il braccio e la gamba paralizzata) non avrà più che la metà del lavoro da fare. Se dopo avermi versato dodici gocce in bocca, invece di dieci, vedete che io non rinvengo, versate il rimanente. Frattanto portatemi sul letto perchè non posso più tenermi in piedi. — Edmondo prese il vecchio nelle braccia e lo stese sul letto. — Ora, amico, disse Faria, sola consolazione della mia misera vita, voi, che il cielo mi dette un po’ tardi, ma pure mi dette qual dono inapprezzabile di cui lo ringrazio, nel momento in cui sono per separarmi per sempre da voi, vi auguro tutti i beni, tutte le felicità che meritate. Figlio mio, io vi benedico!

Dantès si gittò in ginocchio appoggiando la testa sul letto del vecchio. — Ma prima di ogni altro ascoltate bene ciò che vi dico in questo momento supremo; il tesoro di Spada c’è, Dio permette che non vi sia più per me nè distanza nè ostacolo. Io lo vedo nel fondo della seconda grotta, i miei occhi penetrano la profondità della terra e restano abbagliati da tante ricchezze... se voi giungete a fuggire, ricordatevi che il povero Faria da tutti creduto pazzo, non lo era. Correte a Monte-Cristo, approfittatevi della fortuna, voi che avete sofferto abbastanza...

Una scossa violenta interruppe il vecchio, Dantès rialzò la testa, e vide che gli occhi si iniettavano di rosso, sarebbesi detto che un’onda di sangue saliva dal petto alla fronte.

— Addio! addio! mormorò il vecchio stringendo convulsivamente la mano al giovine, addio.

— Oh! non ancora, non ancora, gridò questi. Non mi abbandonate, oh! mio Dio! soccorretelo... aiuto... aiuto!...

— Silenzio! silenzio! silenzio! mormorò il moribondo, che non ci separino se volete salvarvi.

— Avete ragione. Oh! sì sì, siate tranquillo, vi salverò. D’altra parte quantunque soffriate molto, sembra che soffriate meno della prima volta.

— Oh! disingannatevi, soffro meno perchè ho minor forza di soffrire. Nella vostra età si ha fede nella vita, è il privilegio della gioventù di credere e di sperare; ma la vecchiaia vede più chiaramente la morte. Oh! eccola... ella viene... tutto è finito... la vista si perde... la ragione svanisce... la vostra mano Dantès... addio!..., e riunendo tutte le sue forze e le sue facoltà fece un ultimo sforzo per rialzarsi dicendo: — Monte-Cristo... non dimenticate Monte-Cristo!

E ricadde sul letto.

La crisi fu terribile; membra contorte, pupille gonfiate, schiuma sanguinolenta, un corpo senza movimento, ecco ciò che restò su quel letto di dolore, nel posto ove un momento prima era stato disteso un essere intelligente. Dantès prese la lampada, la posò al capezzale del letto sopra una pietra sporgente, da dove la sua luce tremante rischiarava con uno strano e fantastico riflesso questo viso scomposto e questo corpo inerte e rigido. Là cogli occhi fissi aspettò intrepidamente il momento di ministrare il salutare rimedio. Quando credè fosse giunto, prese il coltello, disserrò i denti, che offrivano meno resistenza della prima volta, contò una dopo l’altra le dodici gocce, e aspettò; la boccettina conteneva ancora il doppio circa di ciò che avea versato. Aspettò dieci minuti, un quarto d’ora, una mezz’ora, niente si mosse. Tremante, coi capelli irti, la fronte ghiacciata dal sudore, contava i secondi coi battiti del cuore. Allora egli pensò che era tempo di tentare l’ultima prova: avvicinò la boccettina alle labbra paonazze di Faria, e senza aver bisogno scostare le mascelle rimaste aperte, versò il rimanente del liquore che conteneva. Il rimedio produsse un effetto galvanico, un violento tremore scosse le membra del vecchio, gli occhi si riaprirono spaventosi a vedersi, gettò un sospiro che sembrava un grido, quindi tutto questo corpo tremante rientrò a poco a poco nella sua immobilità; i soli occhi rimasero aperti.