— Mai, sig. governatore, rispose questi, altre volte anzi mi divertiva molto raccontandomi delle storie; e un giorno perfino che mia moglie era malata, mi scrisse una ricetta che la guarì.
— Ah! ah, fece il medico, ignorava di aver che fare con un collega; spero, signor governatore, aggiunse ridendo, che per tal riguardo lo tratterete con considerazione.
— Sì, sì, siate tranquillo egli sarà decentemente sepolto nel sacco più nuovo che si potrà ritrovare; siete contento?
— Dobbiamo noi adempiere quest’ultima formalità alla vostra presenza, sig. governatore? domandò un carceriere.
— Senza dubbio; ma sbrigatevi; non posso restare in questa camera tutta la giornata.
Si fece sentire un nuovo andare e venire: un momento dopo il rumore dello stendere di una tela giunse alle orecchie di Dantès, il letto s’incurvò sulle traverse, un andar grave come di chi porta un peso, gravitò sulla pietra sotto di cui stava Dantès, quindi il letto tornò a piegarsi sotto il peso che gli si rendeva.
— A questa sera, disse il governatore.
— La messa vi sarà? domandò un ufficiale.
— Impossibile, disse il governatore. Il cappellano del castello venne ieri a chiedermi un permesso di otto giorni per fare un piccolo viaggio a Thiers. Io gli ho garantito i miei prigionieri durante la sua assenza; il povero Faria non doveva avere tanta fretta, se voleva il suo requiem.
Intanto si compieva l’operazione per la sepoltura.