— Oh! signore, riprese Caderousse, Mercedès la catalana ed il sig. Morrel non lo avevano abbandonato; ma il povero vecchio aveva presa una profonda antipatia per Fernando, quello stesso, continuò Caderousse con sorriso ironico, che Dantès vi disse essere uno dei suoi amici.
— Ma dunque non lo era? domandò l’abate.
— Gaspero, Gaspero, mormorò la donna dall’alto della scala; fa bene attenzione a ciò che stai per dire. — Caderousse fece un movimento d’impazienza e senza dare veruna risposta a quella che lo interrompeva: — Si può egli mai essere l’amico di quello a cui si vuol portar via la fidanzata? rispose egli all’abate. Dantès, che aveva il cuore d’oro, chiamava tutti coloro suoi amici... povero Edmondo... eppure è meglio che non abbia saputo nulla, avrebbe durata troppo fatica a perdonar in punto di morte... quantunque, che che se ne dica, continuò Caderousse col suo linguaggio che non mancava di una specie di rozza poesia, ho più paura della maledizione dei morti che dell’odio dei vivi.
— Imbecille, gli disse la Carconta.
— Sapete voi dunque, continuò l’abate, ciò che questo Fernando ha fatto contro Dantès?
— Se lo so? lo credo bene!
— Parlate allora.
— Gaspero, fa ciò che vuoi, sei il padrone, disse la moglie, ma se mi dai retta, non dirai nulla.
— Questa volta, moglie mia, credo che tu abbia ragione.
— Così voi non volete dir nulla, riprese l’abate.