— E a che serve? disse Caderousse. Se Edmondo fosse vivo, e che una volta per tutte venisse da me per conoscere tutti i suoi amici e nemici, io parlerei; ma egli ora è sotterra, per quanto mi avete detto, non può più avere odii, non può più vendicarsi, dimentichiamo tutto.

— Volete allora, disse l’abate, che io dia a questi individui, che voi mi qualificate per indegni e falsi amici, una ricompensa destinata alla fedeltà? — È vero, avete ragione, disse Caderousse. D’altra parte ora a che servirebbe loro, il legato del povero Edmondo, sarebbe una goccia d’acqua caduta in mare. — Senza calcolare che quella gente può schiacciarti con un gesto, disse la moglie.

— Ed in qual modo? coloro adunque sono divenuti ricchi e potenti? — Voi dunque non sapete la loro storia?

— No, raccontatemela.

Caderousse parve riflettere un momento.

— No, in verità, diss’egli, sarebbe troppo lunga.

— Siete libero di tacervi, amico mio, disse l’abate con l’accento della più grande indifferenza, ed io rispetto i vostri scrupoli, d’altra parte il vostro modo di condurvi è veramente da uomo dabbene; non ne parliamo adunque più. Di che cosa era io incaricato? di una semplice formalità: venderò adunque questo diamante. — E lo cavò di saccoccia facendolo brillare una seconda volta innanzi agli occhi di Caderousse. — Vieni adunque a vedere, moglie mia, disse questi con voce rauca. — Un diamante! disse la Carconta levandosi e discendendo, con passo abbastanza fermo, la scala. E che cosa è dunque questo diamante?

— Ah! tu non hai inteso? disse Caderousse; è un diamante che il giovine ci ha lasciato in legato; prima a suo padre, poi ai suoi tre amici Fernando, Danglars ed io, e a Mercedès sua fidanzata; questo diamante costa 50mila fr.

— Oh! il bel gioiello! diss’ella. — Il quinto allora di questa somma appartiene a noi? disse Caderousse.

— Sì, rispose l’abate, e più la parte del padre che mi credo autorizzato a ripartire su voi quattro.