— Oh! mio Dio! padre mio perdonatemi, gridò Edmondo gettandosi ai piedi del buon vecchio.
— Che fai tu mo?
— Ah voi mi avete squarciato il cuore! — Nulla! tu sei qui, disse il vecchio sorridendo, ora tutto è dimenticato, se stai bene.
— Sì io son qui; eccomi con un bell’avvenire e con qualche poco di danaro. Prendete o padre, diss’egli, prendete e inviate subito qualcuno a cercare qualche cosa. — E vuotò sulla tavola la borsa che conteneva una dozzina di monete d’oro, cinque o sei scudi da cinque fr. e qualche poco di moneta minuta. Il viso del vecchio si annuvolò. — Di chi è quel danaro?
— Mio, tuo, di entrambi, prendi, compra delle provvisioni, sii felice, domani ve ne sarà dell’altro.
— Adagio, adagio, disse il vecchio sorridendo, colla tua permissione io farò uso della tua borsa, ma con moderazione, mentre le persone che mi vedessero fare grandi provviste direbbero che io era obbligato ad aspettare il tuo ritorno per farle.
— Fate come vi aggrada, ma prima d’ogni altro provvedetevi di una persona di servizio. Non voglio più che usciate solo. Io ho del caffè e dell’eccellente tabacco di contrabbando in una cassetta in fondo alla stiva; voi l’avrete domani. Ma... zitto; sento arrivare qualcuno.
— Sarà Caderousse che avendo saputo il tuo arrivo viene a darti il ben venuto.
— Bene, ecco altre labbra che dicono diversamente da ciò che pensa il cuore; ma non serve, mormorò Edmondo; egli è un vicino che ci ha altra volta reso un servigio; che sia il ben venuto. — Di fatto al momento in cui Edmondo terminava la frase a voce bassa, si vide comparire la testa nera barbuta di Caderousse sul limitare della porta.
Era costui un uomo di 25 a 26 anni, aveva fra le mani un po’ di panno che nella sua qualità di sartore si accingeva a tramutare nei paramani di un abito.