— Ma, ecco qui, disse l’inglese levandosi di saccoccia un plico, primieramente due gire di 200 mila fr. del sig. de Boville, dell’Ispettore delle prigioni. Convenite voi di dovergli questa somma?

— Sì, signore, è un investimento che egli ha fatto nel mio banco al 4 e mezzo per cento, saranno ben presto cinque anni. — E che voi dovete rimborsare?...

— Metà ai 15 di questo mese, l’altra metà ai 15 del prossimo venturo. — Per questi è detto; ora ecco 82,500 fr. per la fine del corrente; queste sono cambiali firmate da voi e passate al nostro ordine da terzi giratari. — Le riconosco, disse Morrel, al quale saliva al viso il rossore della vergogna, pensando che per la prima volta in sua vita non avrebbe potuto fare onore alla sua firma. — Sta tutto qui? — No, signore, io ho ancora per la fine del mese venturo queste altre cambiali che sono passate dalla casa Pascale alla casa Wild e Turner di Marsiglia, 55 mila fr. circa, in tutto sono 287,500 fr.

Ciò che soffriva lo sfortunato Morrel in questa enumerazione è impossibile poterlo descrivere: — 287,500 fr., ripetè egli macchinalmente. — Sì, rispose l’inglese, il quale continuò dopo un momento di silenzio, non vi nasconderò, signor Morrel, che mentre tutti fanno gli elogi della vostra probità senza macchia fino al presente, corre una sorda voce per Marsiglia, che voi non siate in istato di far fronte ai vostri affari. — A questa introduzione, quasi brutale, Morrel impallidì spaventevolmente. — Signore, diss’egli, fino a questo momento, e sono più di 24 anni che ho ricevuto la casa dalle mani di mio padre, e che egli aveva diretta per 35 anni, fino a questo momento una cambiale sottoscritta da Morrel e F. non fu presentata alla cassa senza essere pagata.

— Sì, lo so, rispose l’inglese, ma da uomo d’onore, parlate francamente, pagherete tal somma con la stessa esattezza?

Morrel rabbrividì e guardò colui che gli parlava in tal modo con una maggior sicurezza di quello che non aveva ancor fatto. — Ad una domanda fatta con tanta franchezza, diss’egli, bisogna dare una risposta egualmente franca. Sì, signore, io pagherò, se, come spero, il mio bastimento giunge a buon porto, poichè il suo arrivo mi renderà quel credito che mi fu tolto dagli accidenti successivi di cui sono stato la vittima. Ma se per disgrazia il Faraone, ultima risorsa sulla quale io conto, mi mancasse...

Le lagrime sgorgarono dagli occhi del povero armatore.

— Ebbene? domandò l’interlocutore, se quest’ultima risorsa vi mancasse? — Ebbene, se quest’ultima risorsa mi mancasse, continuò Morrel, quantunque sia cosa crudele a dire... ma abituato ormai alla sventura bisogna che mi abitui all’onta... Ebbene! allora credo che sarei obbligato a sospendere i pagamenti. — E non avete amici che possano aiutarvi in tal congiuntura? — Morrel sorrise tristamente. — In commercio, signore, diss’egli, non si hanno che corrispondenti.

— È vero, mormorò l’inglese. Per tal modo non avete più che una sola speranza? — Una sola, ed ultima.

— Dimodochè se questa fallisce... — Sono perduto, signore, compiutamente perduto! — Quando sono venuto da voi, un bastimento entrava nel porto. — Lo so, signore. Un giovine che è rimasto fedele alla mia cattiva fortuna passa una parte del suo tempo in un belvedere situato sulla cima della mia casa, nella speranza di venire pel primo ad annunziarmi una buona notizia. Da lui ho saputo l’entrata in porto di questo bastimento — E non è il vostro? — No; è un naviglio bordolese la Gironda, esso pure viene dalle Indie, ma non è quello che aspetto. — Forse avrà notizie del Faraone.