— Che intendete voi col fare la pelle? avere assassinato un uomo? disse Franz, continuando le sue investigazioni. — Intendo avere ucciso un nemico! rispose il pilota, il che è molto diverso. — Ebbene, disse il giovine, andiamo dunque a domandare ospitalità ai contrabbandieri, ed ai banditi. Credete voi che ci verrà accordata?

— Senza alcun dubbio.

— Quanti sono?

— Tre contrabbandieri, e due banditi.

— Va bene! è appunto la nostra cifra; noi siamo in forza eguale nel caso che questi signori mostrassero cattive intenzioni, e per conseguenza in istato di potere contenerli. Per l’ultima volta adunque andiamo a Monte-Cristo.

— Sì, eccellenza; ma voi ci permettete ancora di prendere qualche cautela. — Ed in qual modo, mio caro; siate saggio come Nestore, e prudente come Ulisse; fo ancora più di permettervelo, ve ne prego.

— Ebbene! silenzio allora! disse Gaetano.

Tutti tacquero. Per un uomo come Franz che osservava tutte le cose nel loro vero punto di vista, la situazione, senz’essere pericolosa, non era però priva di una certa gravità. Egli si trovava nella più profonda oscurità, isolato in mezzo al mare con marinari che non conosceva, e che non avevano alcuna ragione di essergli affezionati, che sapevano ch’egli aveva nella ventriera qualche migliaio di franchi, e che per più volte, se non invidiate almeno esaminate con molta curiosità le sue armi, che erano bellissime. Da altra parte egli approdava con questa sorta di uomini in una isola la quale sebbene portasse un nome molto religioso, non sembrava, mercè i tre contrabbandieri e i due banditi, promettere un’ospitalità molto caritatevole; poi la storia dei bastimenti mandati a fondo, che nel giorno gli era sembrata esagerata, la notte gli apparve verosimile. Per tal modo posto fra questi due pericoli, forse immaginari, ma fors’anche reali, non abbandonava i suoi uomini con gli occhi, nè il fucile con la mano. In questo mentre i marinari avevano nuovamente spiegata la vela, ed avevano ripreso il solco già calcolato coll’andare e rivenire. Attraverso l’oscurità, Franz, un poco abituato alle tenebre, distingueva il gigante di granito che la barca andava costeggiando; poi finalmente, oltrepassando di nuovo l’angolo di una roccia, scoperse il fuoco che brillava più vivamente che mai, e intorno al quale erano assise quattro, o cinque persone. Il riverbero del fuoco si estendeva a un centinaio di passi nel mare.

Gaetano costeggiò la luce, mantenendo sempre la barca nella parte meno illuminata; quindi quando essa fu tutta dirimpetto al fuoco, volse capo su di quello, ed entrò bravamente nel circolo luminoso, intuonando una canzone da pescatori di cui cantava le strofe egli solo, ed i compagni ripetevano in coro il ritornello. Alla prima parola della canzone, gli uomini assisi intorno al fuoco si erano alzati, ed eransi avvicinati allo scalo, cogli occhi fissi sulla barca, sforzandosi visibilmente di giudicarne la forza, e d’indovinarne le intenzioni. Ben presto parve che avessero fatto un esame sufficiente, e ad eccezione di uno che rimase in piedi a fare la sentinella, gli altri andarono a sedersi intorno al fuoco davanti al quale veniva arrostito un capretto tutto intero. Quando il battello fu giunto a 20 passi dalla terra, l’uomo che stava in sentinella sulla spiaggia fece macchinalmente colla carabina un atto simile a quello di un soldato in fazione quando aspetta la pattuglia; e gridò chi vive? in dialetto sardo. Franz caricò freddamente i due fucili. Gaetano cambiò con quest’uomo alcune parole che il viaggiatore non capì, ma che dovevano necessariamente riguardarlo, perchè Gaetano volgendosi gli chiese.

— V. E. vuol dire il suo nome o conservare l’incognito?