— Non vi potevate rivolgere meglio che a me per averne esatti particolari poichè ho conosciuto Luigi Vampa da ragazzo, e un giorno anzi che caddi nelle sue mani, andando da Ferentino ad Alatri, si sovvenne, fortunatamente per me, della nostra antica conoscenza; e non solo mi lasciò andare liberamente senza esigere da me verun riscatto, ma eziandio volle farmi il regalo di un bell’orologio, e raccontarmi tutta la sua storia.

— Vediamo l’orologio, disse Alberto.

Pastrini cavò dal taschino un magnifico orologio a cilindro di Breguet, col nome dell’autore, il bollo di Parigi e una corona da conte. — Eccolo qui, diss’egli.

— Poffare! fece Alberto; ve ne faccio i miei complimenti. Io ne ho uno presso a poco come questo, che costa tremila fr.: Eccolo, e cavò l’orologio dal taschino del giubbetto.

— Sentiamo ora la storia, disse Franz tirando una sedia avanti, e facendo segno a Pastrini di sedersi.

— Le loro eccellenze mi permettono...? disse l’albergatore.

— Per bacco! disse Alberto, non siete già un predicatore, mio caro, per parlare sempre in piedi.

L’albergatore si assise dopo aver fatto un saluto rispettoso a ciascuno dei suoi due futuri uditori, come per indicare ch’egli era pronto a dar loro quei particolari di Vampa ch’essi avessero domandato.

— A noi! disse Franz arrestando Pastrini al momento che stava per aprire la bocca: voi dicevate d’aver conosciuto Luigi Vampa quando era ragazzo; è dunque molto giovine ancora?

— Lo credo bene! ha appena 22 anni! è un galeotto che andrà molto avanti, state pur sicuri.