«La dimane nell’ora consueta i due giovani si ritrovarono sul confine della foresta. Luigi era arrivato pel primo. Egli venne incontro alla giovinetta con molta allegria, e sembrava avere completamente dimenticata la scena della sera innanzi. Teresa era manifestamente pensierosa, ma vedendo la disposizione di animo di Luigi, simulò un’allegra non curanza che era la base della sua indole, quando qualche passione non veniva a disturbarla. Luigi prese sotto il braccio Teresa, e la condusse fino all’apertura della grotta; là si fermò. La giovinetta conoscendo che doveva esservi qualche cosa di straordinario lo guardò fissamente.
«— Teresa, disse Luigi, ieri sera tu mi dicesti che avresti dato metà della tua vita per avere un costume uguale a quello della figlia del conte.
«— Certamente, disse Teresa con meraviglia, ma era ben pazza quando esternava un simil desiderio.
«— Ed io ti ho risposto: sta bene, tu l’avrai.
«— Sì, soggiunse la giovinetta, la cui meraviglia si aumentava od ogni parola di Luigi; ma tu certamente hai risposto così, solo per farmi piacere.
«— Non ti ho mai promesso cosa che non ti abbia data, Teresa, disse con orgoglio Luigi: entra nella grotta, e vestiti.
«A queste parole allontanò la pietra, e fece vedere a Teresa la grotta illuminata da due candele, che ardevano ai lati di un magnifico specchio. Sopra una tavola rustica fatta da Luigi, erano distesi gli spilli di diamanti, e la collana di perle; sopra una panca vicina era depositato il rimanente del vestiario. Teresa mandò un grido di gioia, e senza informarsi donde veniva questo vestito, senza prendere il tempo di ringraziare Luigi, si slanciò nella grotta trasformata in gabinetto da toletta. Luigi respinse la pietra dietro ad essa, poichè s’accorse che sulla cresta di una piccola collina, che impediva di vedere Palestrina dal posto in cui stava, un viaggiatore a cavallo si era fermato un momento, incerto sulla strada da tenere, e che compariva sull’azzurro del cielo con quella nettezza di contorno particolare alle vedute in lontananza dei paesi meridionali.
«Lo straniero vedendo Luigi, mise il cavallo al galoppo, e venne alla sua volta. Luigi non si era ingannato; il viaggiatore che andava da Palestrina a Tivoli era incerto sul cammino da prendere. Il giovine glielo indicò; ma siccome ad un quarto di miglio la strada si divideva in tre, e il viaggiatore giunto a questo luogo poteva nuovamente sbagliare, pregò Luigi di servirgli di guida: questi depose a terra il mantello, si pose sulla spalla la carabina, e liberato così dal pesante vestito camminò davanti al viaggiatore con quel passo rapido del montanaro, che un cavallo a stento può seguire.
«In dieci minuti, Luigi ed il viaggiatore si trovarono al crocivio indicato dal giovine pastore. Giunto là, con un gesto maestoso a guisa di un imperatore, stese la mano, e indicò al viaggiatore quella delle tre vie che doveva seguire. — Ecco la vostra strada, eccellenza, voi ora non potete più sbagliare. — E tu prendi la tua ricompensa, disse il viaggiatore offrendo al pastore alcune piccole monete. — Grazie, disse Luigi ritirando la mano, io rendo un servizio, non lo vendo. — Ma, disse il viaggiatore, che del resto sembrava abituato a quella differenza che passa tra la servilità dell’uomo di città, e l’orgoglio del campagnuolo, se tu rifiuti una mercede, accetterai un regalo?
«— Ah! sì, questa è un’altra cosa. — Ebbene, disse il viaggiatore, prendi questi due zecchini di Venezia, e dalli alla tua fidanzata per acquistarsi un paio di pendenti.