— Un ricchissimo signore siciliano o maltese, non lo so precisamente, ma nobile come un Borghesi, e ricco come una miniera d’oro.

— Mi sembra, disse Franz, che se questo signore avesse avuto le maniere che decanta il nostro albergatore, avrebbe dovuto farci giungere il suo invito in altro modo, o con un biglietto, o...

In questo momento fu battuto alla porta.

— Entrate, disse Franz.

Un domestico in elegante livrea comparve sulla soglia della camera: — Vengo per parte del conte di Monte-Cristo a recare questo biglietto pel sig. Franz di Épinay e pel sig. visconte Alberto di Morcerf, diss’egli.

E consegnò all’albergatore il biglietto che questi passò ai giovani. — Il sig. conte di Monte-Cristo, continuò il domestico, domanda a questi signori il permesso di potersi presentare a loro, come vicino, domattina; egli avrà l’onore d’informarsi in che ora saranno visibili.

— In fede mia, disse Alberto a Franz, non vi è niente a ridire; qui c’è tutto.

— Dite al conte, rispose Franz, che sarà nostro l’onore di fargli la visita. — Il domestico si ritirò. — Ecco ciò che si chiama fare un assalto di eleganza, disse Alberto, andiamo avanti! davvero avete ragione, Pastrini, il vostro conte di Monte-Cristo è un uomo che conosce perfettamente le convenienze.

— Allora voi accettate la sua offerta, disse Pastrini.

— In fede mia, sì, rispose Alberto. Pure ve lo confesso, mi dispiace pel nostro carretto da mietitori; e se non vi fosse stata la finestra del palazzo Ruspoli per compensare ciò che perdiamo, credo che ritornerei al mio primo disegno: che ne dite Franz?