— Che cosa sono queste tavolette?

— Le tavolette sono quadretti di legno che vengono attaccati agli angoli delle contrade il dì prima dell’esecuzione e sulle quali sono inscritti i nomi dei condannati, la causa della loro condanna ed il genere di supplizio. Questo avviso ha per iscopo d’invitare i fedeli a pregar Dio di concedere ai colpevoli un sincero pentimento.

— E ve le portano perchè uniate le vostre preghiere a quelle dei fedeli? domandò Franz.

— No, eccellenza, io me la sono intesa con quello che le attacca, e me ne porta una copia, come un altro mi porterebbe un avviso dello spettacolo, affinchè se qualcuno dei miei forestieri desidera assistere all’esecuzione, sia prevenuto.

— Ma questa è proprio un’attenzione delicata!

— Oh! disse Pastrini, non faccio per vantarmi, ma cerco di fare tutto il possibile per soddisfare i nobili avventori che mi onorano della loro confidenza.

— Me ne avveggo, e lo ripeterò a chi vorrà intenderlo, siatene pur sicuro. Frattanto desidererei una di queste tavolette. — È presto fatto, disse l’albergatore, aprendo la porta, ne ho fatto mettere una qui sul pianerottolo.

Uscì, staccò la tavoletta e la presentò a Franz. Ecco le parole dell’affisso patibolario.

«Si rende noto a tutti che martedì 22 febbraio, primo giorno di carnevale, saranno per decreto del Tribunale della Rota, giustiziati sulla piazza del popolo i nominati Andrea Rondolo, reo di assassinio sulla persona di un rispettabilissimo cittadino di Roma; ed il nominato Peppino detto Rocca Priori, convinto di complicità col detestabile bandito Luigi Vampa, e gli uomini della sua banda. Il primo sarà impiccato, ed il secondo decapitato. Le anime caritatevoli sono pregate di domandare a Dio un sincero pentimento per questi due infelici condannati.»

Questo era ciò che Franz aveva inteso fra le rovine del Colosseo, e non era stata cambiata alcuna cosa al programma: i nomi dei condannati, la causa del supplizio e il genere di esecuzione erano esattamente gli stessi. Così, secondo ogni probabilità, il Trasteverino non era altro che il bandito Luigi Vampa, e l’uomo dal mantello scuro Sindbad il marinaro, che a Roma come a Portovecchio e a Tunisi proseguiva il corso delle sue filantropiche spedizioni.