In questo momento la medesima campana che aveva suonato l’apertura della mascherata, suonò il ritiro, la fila del Corso si ruppe al momento, e in un punto tutte le carrozze disparvero per le strade traverse. Franz ed Alberto erano in quel momento dirimpetto alla via delle Muratte; il cocchiere sfilò senza dir niente, giunto alla piazza di Spagna si fermò davanti all’albergo. La prima cura di Franz fu d’informarsi del conte per esprimergli il dispiacere di non essere andato in tempo a riprenderlo; ma Pastrini lo tranquillò dicendogli che il conte di Monte-Cristo aveva ordinata un’altra carrozza per lui, e che questa era andata a prenderlo alle quattro sul palazzo Ruspoli. Era inoltre incaricato da parte sua di offrire ai due amici la chiave del suo palco al teatro Argentina. Franz interrogò Alberto sulle disposizioni; ma questi aveva grandi disegni da mettere in esecuzione prima di pensare ad andare al teatro: in conseguenza, invece di rispondergli, s’informò se Pastrini avesse potuto procurargli un sartore.

— Un sartore! e perchè farne? domandò l’albergatore.

— Per farci da oggi a domani degli abiti da contadini romani più eleganti che sia possibile.

Pastrini scosse la testa: — Farvi da oggi a domani due abiti? gridò egli, questa è, domando perdono a V. E., una vera domanda alla francese. Due abiti quando da oggi a otto giorni non trovereste certamente un sartore che volesse attaccarvi sei bottoni ad un gilè, quand’anche li pagaste uno scudo l’uno.

— Bisogna dunque rinunciare a procurarsi gli abiti che io desideravo? — No, perchè li ritroveremo belli e fatti. Lasciatene a me la cura, e domani quando vi svegliate, troverete una collezione di cappelli, di vestiti e di calzoni di cui rimarrete soddisfatto. — Mio caro, disse Franz ad Alberto, rimettiamoci al nostro albergatore; egli ci ha di già provato che è un uomo pieno di risorse, pranziamo dunque tranquillamente e dopo il pranzo andiamo a vedere l’Italiana in Algeri.

— Sì; ma pensate Pastrini che il signore ed io annettiamo la più alta importanza ad avere gli abiti che vi abbiamo dimandati.

Pastrini assicurò un’ultima volta i suoi ospiti che non avevano ad inquietarsi di niente, e che sarebbero stati serviti a seconda dei loro desideri. Alberto e Franz dopo ciò risalirono per torsi gli abiti da pagliacci. Alberto nello spogliarsi, custodì con la più gran cura il mazzetto di viole; questo era il segno di riconoscimento per la dimane.

I due amici si misero a tavola; ma pranzando, Alberto non potè far a meno di osservare la notabile differenza fra i meriti rispettivi del cuoco di Pastrini, e quello del conte di Monte-Cristo. Ora la verità costrinse Franz a confessare, ad onta delle prevenzioni che sembrava avere contro il conte, che il parallelo non era vantaggioso pel cuoco di Pastrini. Alle frutta un domestico venne ad informarsi a quale ora desideravano la carrozza. Alberto e Franz guardaronsi, temendo realmente di essere indiscreti.

Il domestico li capì:

— S. E. il conte di Monte-Cristo fa saper loro, avere egli dato ordini positivi, perchè la carrozza restasse sempre agli ordini delle loro signorie; potran perciò disporne liberamente senza essere indiscreti.