— Oh! mio Dio, disse la contessa a Franz, andate presto: povero giovine! forse gli è accaduta qualche disgrazia.
— Corro subito, disse Franz.
— Vi rivedremo per sapere le notizie? chiese la contessa
— Sì, se la cosa non è grave: altrimenti non posso prevedere ciò che farò io stesso.
— In ogni evento siate prudente, disse la contessa.
— Oh! state tranquilla. — Franz prese il cappello, e partì in tutta fretta. Egli aveva licenziata la carrozza, ordinandola per le due. Ma per fortuna la casa del principe, che corrisponde da una parte sul Corso, e dall’altra sulla piazza dei SS. Apostoli, è a dieci minuti di cammino dall’albergo di Londra. Avvicinandosi all’albergo Franz vide un uomo ritto in mezzo alla strada avvolto in un gran mantello; non dubitò che questi fosse il messaggiero d’Alberto; rimase però meravigliato che questi fosse il primo ad indirigergli la parola:
— Che volete, Eccellenza? diss’egli, facendo un passo indietro come uno che voglia tenersi in guardia.
— Non siete voi, chiese Franz, che mi avete portato una lettera del conte di Morcerf?
— V. E. abita all’albergo di Pastrini? — Sì.
— V. E. è il compagno di viaggio del conte? — Sì.