«Mio caro amico, subito che avrete ricevuta la presente abbiate la compiacenza di prendere nel mio portafogli, che troverete nel cassettino del mio scrigno, la credenziale: uniteci la vostra, se non basta. Correte da Torlonia, e ritirate da lui sul momento quattro mila scudi, che consegnerete al latore della presente. Preme grandemente che questa somma mi giunga senza alcun ritardo. Non insisto di più, contando su voi come voi potreste contare su di me.

«Vostro amico.

Alberto de Morcerf.

«P. S. I believe now to Italian banditi[3].

Sotto a queste righe erano scritte da mano sconosciuta le seguenti parole:

«Se alle sei di mattina i quattro mila scudi non sono nelle mie mani, alle sette il conte Alberto avrà cessato di vivere.

Luigi Vampa.

Questa seconda sottoscrizione spiegò ogni cosa a Franz, che capì l’avversione mostrata dal messaggiero a salire in camera; la strada gli sembrava più sicura.

Alberto era caduto nelle mani di quel famoso capo di banditi, alla cui esistenza non voleva credere. Non v’era tempo a perdere, corse allo scrigno, l’aprì, e nel cassettino indicato ritrovò il portafogli, ed in esso la credenziale di seimila scudi in tutto, ma Alberto ne aveva di già presi tremila. Franz non aveva alcuna credenziale; essendo stabilito a Firenze, ed essendo venuto a Roma per passarvi gli otto giorni del carnevale non aveva preso che un centinaio di luigi, e non gliene rimanevano che appena 50. Gli mancavano dunque sette o ottocento scudi per poter riunire, fra lui ed Alberto, la somma richiesta. È vero che in simile congiuntura Franz poteva calcolare sulla gentilezza di Torlonia. Egli si disponeva dunque di ritornare al palazzo del principe senza perdere un momento, quando d’improvviso gli venne alla mente una felice idea. Pensò al conte di Monte-Cristo. Egli stava per far chiamare Pastrini, quando questi si presentò alla porta.

— Mio caro Pastrini, credete che il conte sia in casa?